Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 106 importante, e che ci dice che noi siamo di fronte a un fortissimo cambiamento. Intanto noi stiamo vivendo in una realtà in cui cominceremo a vedere le macchine che vendono e comprano dalle macchine, cioè stiamo incominciando a uscire dall’intervento umano in certe operazioni e lo stiamo trasferendo alle macchine. Questi sono interventi di livello più basso, l’intelligenza artificiale ci deve aiutare a liberarci da quello che è ripetitivo e ad ampliare la capacità di offrire il meglio della nostra intelligenza, il meglio delle nostre capacità. Dobbiamo essere preoccupati? Se sentiamo quello che dice Jensen Huang, quindi Nvidia, che, come sottolineavano prima, è l’unico che per ora ha realizzato profitti consistenti con l’intelligenza artificiale, lui dice: “La mia società sarà la più grande piccola azienda al mondo, noi avremo 50mila dipendenti e 100 milioni di agenti”. Io non credo a questa proporzione, però sicuramente l’intelligenza artificiale agentica, se andrà avanti, ci aiuterà credo. Sempre che sia governata dall’uomo, sempre che gli agenti svolgano funzioni che non sostituiscono il cervello e che non sostituiscono l’innovatività, l’indipendenza e la decisione. Io credo in un’intelligenza artificiale che ci offra una quantità di opportunità o di scelte. Se noi usiamo l’intelligenza artificiale in settori che sono per esempio strategici – ci sono dei sistemi che stanno lavorando su questo – il sistema ci deve portare a un ampio numero di scelte e a quello che è l’impatto di queste scelte. La scelta finale, però, la deve fare l’uomo, non la può fare la macchina, altrimenti poi ci troviamo di fronte alla possibilità di avere degli errori veramente gravissimi. A questo punto credo che possa arrivare alla chiusura. Devo dire una cosa: noi siamo tutti insieme e discutiamo ma, secondo me, noi discutiamo non tanto nel nostro interesse personale, discutiamo dell’interesse delle nostre aziende, non nel nostro interesse come individui. Noi abbiamo fatto un bel pezzo di strada, alcuni di noi un po’ più lungo, alcuni un po’ più breve ma ne abbiamo fatto un bel pezzo. Queste considerazioni e questo impegno devono essere diretti verso i giovani, perché sono loro che devono percorrere questa strada ed è verso di loro che dobbiamo orientare il nostro impegno. Abbiamo parlato della conoscenza. Qui ho alle spalle due figure: una è Leonardo da Vinci, secondo me, il genio mondiale dell’innovazione, ce lo possiamo dire con certezza, è un italiano ed è stato il più grande innovatore probabilmente mai esistito; dall’altro lato abbiamo Galileo Galilei, che invece è stato un genio del pensiero critico, gli ha creato qualche grattacapo questa cosa, lo sappiamo, ma è stato veramente un genio del pensiero critico. I due sono stati uniti da che cosa? Dal valore della conoscenza, che è quello che ci permette di mettere insieme l’innovazione col pensiero critico. L’innovazione senza pensiero critico è un pericolo, il pensiero critico senza l’innovazione non serve a niente, i due insieme sono la forza che fa crescere il mondo. Allora vorrei concludere pensando proprio a quello che è la conoscenza. Abbiamo iniziato col Presidente della Repubblica, voglio chiudere col Presidente della Repubblica. Un paio di giorni fa ha ricevuto una laurea honoris causa all’Università di

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