CONVEGNO NAZIONALE 2026 IL LAVORO, LA PASSIONE DEL FARE Dalla Bottega del Rinascimento all’Intelligenza Artificiale Firenze, 21 marzo 2026 Istituto Scienze Militari Aeronautiche
CONVEGNO NAZIONALE IL LAVORO, LA PASSIONE DEL FARE Dalla Bottega del Rinascimento all’Intelligenza Artificiale Firenze, 21 marzo 2026 Istituto Scienze Militari Aeronautiche
A cura di: Area Studi Comunicazione e Stampa Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Via Barberini, 36 ufficiostampa@cavalieridellavoro.it
Il lavoro, la passione del fare 3 Indice 1. SALUTI ISTITUZIONALI E APERTURA DEL CONVEGNO.................................................... 7 Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Cesare Puccioni Presidente Gruppo Toscano Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Eugenio Giani Presidente Regione Toscana Sara Funaro Sindaca di Firenze Dario Nardella Europarlamentare Coord. S&D in Comm AGRI Modera: Tonia Cartolano Caporedattrice Sky TG24 2. RELAZIONE INTRODUTTIVA ..................................................... 21 Patrizio Bianchi Titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita e uguaglianza presso l’Università di Ferrara 3. PRIMA SESSIONE: ETICA ED ESTETICA DEL LAVORO ......................................... 29 Intervento: Cristina Acidini Storica dell’arte Linda Gilli Cavaliere del Lavoro, Presidente e Amministratore Delegato Inaz Francesco Mutti Cavaliere del Lavoro, Amministratore Delegato Mutti Stefano Ricci Cavaliere del Lavoro, Presidente Stefano Ricci Nicoletta Spagnoli Cavaliere del Lavoro, Presidente e Amministratore Delegato Luisa Spagnoli Alberto Cavalli Direttore Generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte ed Executive Director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship
Il lavoro, la passione del fare 4 4. SECONDA SESSIONE: EXPAT E VALORE DEL CAPITALE UMANO .......................... 55 Intervista a: Ferruccio de Bortoli Editorialista Corriere della Sera Nerio Alessandri Cavaliere del Lavoro, Fondatore e Presidente Technogym Stefania Brancaccio Cavaliere del Lavoro, Vicepresidente Coelmo Leonardo Ferragamo Cavaliere del Lavoro, Presidente Lungarno Collection Aram Manoukian Cavaliere del Lavoro, Presidente Lechler Linda Laura Sabbadini Statistica, già Direttrice Istat 5. TERZA SESSIONE: TECNOLOGIA, IA E CREATIVITÀ DEL LAVORO ................. 79 Intervista a: Barbara Caputo Professoressa Politecnico di Torino, Consigliere sull’Intelligenza Artificiale del Ministro della Difesa Franco Bernabè Cavaliere del Lavoro, Presidente Techvisory, Presidente Università di Trento Fabrizio Bernini Cavaliere del Lavoro, Presidente Zucchetti Centro Sistemi Gianfranco Carbonato Cavaliere del Lavoro, Presidente Prima Industrie Massimo Pavin Cavaliere del Lavoro, Ceo e Presidente Sirmax Group Bruno Siciliano Ordinario di Robotica presso l’Università di Napoli Federico II
Il lavoro, la passione del fare 5 6. CONCLUSIONI .............................................................................. 101 Ugo Salerno Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro 7. PROFILO RELATORI .................................................................. 109 8. GALLERIA FOTOGRAFICA ....................................................... 133
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Il lavoro, la passione del fare 7 SALUTI ISTITUZIONALI 01 Il lavoro, la passione del fare CONVEGNO NAZIONALE FIRENZE 2026
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Il lavoro, la passione del fare 9 MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA Il lavoro come momento di realizzazione della persona a confronto con le sempre più presenti innovazioni tecnologiche, sino all’intelligenza artificiale, è al centro delle riflessioni del convegno promosso a Firenze dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. La creatività è segno distintivo dell’esperienza degli italiani, a partire dai mestieri dell’artigianato, opportunamente evocati nel titolo dell’incontro, sino alle produzioni di eccellenza espresse dall’intero apparato industriale e agricolo italiano. Il lavoro, nella sua connotazione etica, sociale e culturale, è stato posto a fondamento della Repubblica, come elemento di affermazione della dignità umana, della libertà di ciascuno, come fattore di coesione della comunità nazionale. La sfida rappresentata dal dilagare dell’applicazione dell’intelligenza artificiale ai diversi ambiti costituisce un’opportunità da governare, nell’ottica della valorizzazione delle competenze affinché il mercato del lavoro sappia essere sempre più dinamico e inclusivo. A giocare un ruolo sempre più significativo per l’avvenire di un Paese è il capitale umano, forza trainante di ogni società. L’attenzione che il convegno intende porre sul danno subito dalla collettività per la difficoltà di mettere a frutto tante energie giovanili utilmente formate è preziosa. Non è tema che riguarda soltanto i giovani che espatriano alla ricerca di una vita migliore, ma sfida per tutte le istituzioni e il mondo dell’economia, che rischiano di apparire impari rispetto alle esigenze di sviluppo della nostra comunità. Nell’osservare che l’espressione di un’attenzione al tema da parte di una porzione importante della classe dirigente del Paese, rappresentata dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, costituisce un segnale di importante consapevolezza, rivolgo a tutti i partecipanti al convegno il mio partecipe saluto.
Il lavoro, la passione del fare 10 CESARE PUCCIONI Presidente Gruppo Toscano Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Gentili ospiti, a voi tutti va il mio caloroso saluto e benvenuti a Firenze. Come Gruppo Toscano dei Cavalieri del Lavoro, in un momento tutt’altro che facile per le relazioni internazionali, e per il modo stesso di essere società, ci siamo chiesti quali toni e metodi di lavoro fossero opportuni per il nostro Convegno annuale. E la scelta, unanime, è stata quella di proporre quanto di specifico offre la capitale del Rinascimento. Perché, come sentiremo fra poco nella relazione introdotta da Cristina Acidini, è nella Firenze rinascimentale, nelle sue botteghe, nello stretto collegamento che si ebbe fra le arti e più generalmente fra l’intuizione creativa e la capacità di realizzarla, che si crearono le basi di quel made in Italy che ancor oggi ci premia in ogni parte del mondo. Il pensiero e la concretezza dell’agire erano e sono espressione di una stessa sorgente. Se penso esisto, avrebbe detto Cartesio, e se esisto sono capace di fare. Del resto, Brunelleschi poteva anche disegnare la cupola del nostro Duomo, ma sarebbe stato un lavoro inutile se non avesse creato anche i congegni capaci di realizzarla. E, dunque, in un momento storico che ci chiede di riorganizzare umilmente il modo di essere società, chi ha il dovere e il diritto di offrire un esempio? Può il lavoro essere il nucleo dal quale ripartire? E i Cavalieri del Lavoro non hanno forse il compito della testimonianza? Il lavoro come funzione sociale, luogo di confronto e non di conflitto, come fu spesso nel Novecento. Ed oggi, proprio oggi, torna ad essere luogo, come lo ha definito il Presidente Mattarella, “che produce benessere per i singoli, le famiglie, i territori”. È per questo motivo e con questa convinzione che, per ospitare il nostro Convegno, non proponiamo soltanto i luoghi più prestigiosi di una prestigiosa città, ma anche quelli che ci collegano al sociale, all’accoglienza, alla solidarietà, al mondo del lavoro, come possono esserlo i vasti locali di un’azienda ristrutturata. E tuttavia riproporre le nostre secolari origini, ricordare a noi tutti che il Rinascimento fu l’inizio di una civiltà che ancor oggi è frutto di una fusione di idee e di opere, non basta a evitare i rischi del presente e dell’immediato futuro. Negli ultimi tredici anni oltre un milione di giovani ha abbandonato il nostro Paese per andare a lavorare all’estero. Una emorragia di energie e di menti, un costo che il Cnel ha stimato in oltre 130 miliardi di euro perché solo la metà di questi ragazzi è rientrata in Italia. Sia chiaro: che i nostri giovani si sentano cittadini d’Europa e perfino del mondo è un aspetto positivo, e come tale va incoraggiato. Ma è il mancato ritorno che ci deve preoccupare e fare riflettere. Perché questi giovani altrove trovano condizioni di lavoro migliori, con migliori prospettive e con ben altri stipendi.
Il lavoro, la passione del fare 11 I Cavalieri del Lavoro hanno sempre mostrato grande attenzione verso i giovani. Basti pensare al nostro Collegio Universitario “Lamaro Pozzani”, fondato e finanziato dalla Federazione con lo scopo di formare gratuitamente ragazzi di tutta Italia, e al premio Alfieri del Lavoro, onorificenza istituita sempre dalla Federazione e destinata ai 25 migliori studenti diplomati con il massimo dei voti, che accompagnano i neo Cavalieri del Lavoro alla cerimonia al Quirinale. Ma forse questo nostro impegno per i giovani non è sufficiente. E allora facciamo ancora di più per incoraggiarli, aiutarli nel crescere e per invogliarli a tornare in Italia. Perché sta a noi, imprenditori e Cavalieri del Lavoro, renderci appetibili per un loro rientro. Ebbene, di questo parleremo nel nostro Convegno. E parleremo anche dei cambiamenti che le nuove tecnologie – e in particolare l’intelligenza artificiale – stanno provocando nel nostro modo di fare impresa e di lavorare. Su questa frontiera si gioca già adesso, e nel prossimo futuro, la dignità del lavoro. Tocca a noi preservare e ampliare il ruolo dell’intelligenza umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Mi auguro che il nostro Convegno ci aiuti a trovare le soluzioni e la strada migliore per raggiungerle. Buon lavoro a voi tutti!
Il lavoro, la passione del fare 12 TONIA CARTOLANO Moderatrice - Caporedattrice Sky TG24 Buongiorno a tutti. Grazie molte, grazie davvero. Che bello vedere una sala così piena. Grazie al Presidente Puccioni per questa introduzione. Sono felice di accompagnarvi anche quest’anno per il Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ormai faccio parte della vostra famiglia e ne sono davvero onorata. Sono molto felice di poter, tra l’altro, coordinare questo gruppo di lavoro che ci ha portato a questa giornata che, come ben sapete, è il punto di arrivo, il risultato di un lavoro che viene fatto durante i mesi che lo precedono. Ed è quello che abbiamo fatto per tentare di trovare un tema che fosse attuale. E lo è quest’anno, come lo era stato l’anno scorso il tema europeo, il tema del lavoro. Permettetemi di dire che, secondo me, non possiamo partire “parlando di lavoro” se non andando alle fondamenta della nostra Repubblica. E le fondamenta della nostra Repubblica sono nella Carta Costituzionale. Non è un caso che i Padri Costituenti abbiano scelto proprio di parlare di lavoro nell’articolo 1 della nostra Costituzione. Lo ricordava poco fa il Presidente Puccioni leggendo il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Queste sono le prime parole della nostra Costituzione. Che cosa significa? Che il lavoro non è essenzialmente un dovere, non viene posto lì subito come dovere, neppure si parla di diritto perché poi ne parla più avanti l’articolo 4 della nostra Costituzione. La cosa più importante è che viene sancito come fondamento della società, quindi non come obbligo, elevando il lavoro a uno strumento di dignità, uno strumento di realizzazione personale e poi, lo evocava anche il Presidente della Repubblica, a uno strumento di coesione sociale. Di quello che viene detto di nuovo nell’articolo 4 quando si parla di diritto e di dovere, è molto importante che si colga l’aspetto più rilevante e cioè il contributo che ciascuno di noi, secondo le proprie possibilità, può dare alla Costituzione del nostro Paese. In pratica, il cuore e l’impostazione di quello che è stato poi il lavoro nel tempo partono da lì, dal primo articolo della Costituzione. Roosevelt diceva che le grandi menti parlano di idee, le menti mediocri parlano di fatti, le menti piccole parlano di persone. Noi siamo qui oggi per parlare di idee e fare quello che diceva anche il Presidente Puccioni: vogliamo fare in modo, come è successo anche nelle passate edizioni, che esca qualche proposta, che si parli di giovani ma che si mettano insieme idee partendo soprattutto da testimonianze. Sono quelle che porterete voi come Cavalieri del Lavoro e poi gli esperti, i docenti, gli accademici. Ci sarà un contributo rilevante che potrà essere poi strutturato anche, eventualmente più avanti, in una proposta.
Il lavoro, la passione del fare 13 Questo per dire sostanzialmente che il Convegno non finisce qui. I lavori del Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro sono sempre un punto di partenza. E allora, quale posto migliore di Firenze? Lo sentiremo tra pochissimo dalla Professoressa Cristina Acidini, che ci offrirà una panoramica coinvolgente. Sarà molto attuale e molto bello vedere per immagini un percorso, un vero e proprio viaggio che parte dalle botteghe del Rinascimento e che ci porta fino ai giorni nostri. Cito Walt Disney: il modo migliore per iniziare è smettere di parlare e fare. Direi che possiamo ufficialmente dare inizio ai lavori se non con la parte istituzionale, i padroni di casa che rivolgeranno un indirizzo di saluto. Chiamo a raggiungermi subito il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Buongiorno Presidente e grazie.
Il lavoro, la passione del fare 14 EUGENIO GIANI Presidente Regione Toscana Grazie davvero al Presidente nazionale, Ugo Salerno, al Presidente regionale, Cesare Puccioni, e a tutti voi. Mi veniva detto, ieri sera, che ci sono 390 Cavalieri del Lavoro presenti. Siamo onorati in Toscana, a Firenze, di avere questa presenza così illustre. Vedo i volti e mi rendo conto che davvero vi è il meglio di quell’attività che possa avere oggi il nostro Paese, nella multidisciplinarietà in cui il lavoro si esprime. Del resto, veniva poc’anzi ricordato che la nostra Costituzione, all’articolo 1, già mette il lavoro al centro, ma all’articolo 4 poi ne declina gli aspetti fondamentali. L’unica materia, il lavoro, a cui – fra i primi 12 dei 38 articoli della Costituzione, ovvero gli articoli che configurano il quadro generale su cui si fonda la nostra Repubblica – dedica due articoli. Nel secondo comma dell’articolo 4 c’è l’essenza: ogni cittadino ha il dovere di contribuire attraverso le proprie possibilità e la propria scelta, al benessere e alle condizioni con cui si concorre al progresso spirituale e materiale del nostro Paese. E voi siete coloro che, in questo atto concreto che si richiede alla nostra vita dalla comunità, sono riusciti al meglio a esprimere questo talento, quest’impegno, questa applicazione, questa passione, come recita il titolo dell’occasione di incontro di oggi. E questo ha configurato, col titolo di Cavaliere del Lavoro da parte del vertice del nostro Stato, il Presidente della Repubblica, un merito di cui vi siamo profondamente grati perché il lavoro è motore di sviluppo, di crescita materiale e spirituale. La Costituzione trova gli elementi giusti, la pragmatica concretezza dell’operare, ma anche la visione che, da un punto di vista di elevazione spirituale della società, il lavoro riesce a determinare. E oggi la sfida che viene indicata è quella dell’applicazione della tecnologia, dell’innovazione attraverso l’intelligenza artificiale, una sfida a proposito della quale oggi davvero potremo sentire il contributo di autorevoli voci, che sicuramente riusciranno a far crescere ciascuno di noi nelle proprie convinzioni e nei contributi che possono essere dati. È evidente che siamo nella città che ha manifestato in una fase della storia, una grande espressione di civiltà: si parla del Rinascimento. Dietro questo schermo c’è un arazzo molto significativo: Leonardo da Vinci che, venendo da questo territorio toscano, riuscì a innovare, a prefigurare tutta una serie di macchinari, di dinamiche, di attività che segnarono con il Rinascimento una crescita scientifica e una visione verso il futuro. Siamo nel luogo dove l’Aeronautica riesce a formare i migliori ragazzi dai 15 ai 17 anni, la Scuola Nazionale “Giulio Douhet”. Come l’Esercito ha la Scuola Militare
Il lavoro, la passione del fare 15 “Nunziatella”, la Marina la Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”, qui l’Aeronautica in Italia fa crescere i ragazzi adolescenti già proiettati verso la dimensione del volo, come lo era cinquecento anni fa Leonardo quando Zoroastro da Peretola, il suo aiutante, cercò di farlo liberare in volo lassù, da Fiesole. Ecco, questa proiezione di un’Italia che possa avere non solo il genio, perché il genio l’Italia ce l’ha e voi ne siete una testimonianza, ma anche la capacità organizzativa per riuscire a costruire quella macchina che collettivamente possa dare una dimensione che si concretizza nell’espandere il lavoro e nell’espandere la visione verso il futuro, sta a tutti noi costruirla. E sicuramente voi siete l’assise delle persone che individualmente hanno già dimostrato quanto questo dovere, che chiede la Costituzione, l’avete applicato e realizzato. L’appello dalla Firenze del Rinascimento è che, nella nuova fase dell’intelligenza artificiale, noi italiani dobbiamo fare squadra e queste occasioni contribuiscono a creare quello spirito collettivo che offre alla comunità la possibilità di poter davvero guardare con speranza verso il futuro ai momenti che ci attendono. Grazie.
Il lavoro, la passione del fare 16 SARA FUNARO Sindaca di Firenze Buongiorno e benvenuti davvero a Firenze. Saluto e ringrazio i padroni di casa, saluto il Presidente Puccioni, il Presidente Salerno e tutti i Cavalieri del Lavoro che sono qui con noi. È un orgoglio per Firenze avervi tutti qui come ospiti in un momento di riflessione molto importante, con attori fondamentali del nostro territorio. Ci tengo anche a salutare tutti i relatori che sono qui con noi per essere un pezzo fondamentale della crescita, dello sviluppo e della riflessione che dobbiamo portare avanti all’interno del nostro Paese. Gli argomenti che voi oggi avete scelto, a partire dal titolo di questo importante momento di riflessione – “Il lavoro, la passione del fare, dalla bottega del Rinascimento all’intelligenza artificiale” – e il focus sull’innovazione, sullo sviluppo e sulla formazione dei nuovi talenti, rappresentano un tema centrale. Sono aspetti non solo estremamente attuali, ma anche profondamente radicati nella tradizione della nostra Firenze. Noi oggi parliamo di innovazione, parliamo della grande sfida di coniugare quelle che sono le tradizioni e le eccellenze dei nostri territori con la sfida dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione, parliamo dell’importanza di mantenere i nostri talenti all’interno delle nostre comunità e non farli scappare, come spesso succede, verso altri paesi e verso altre realtà. Ma se noi guardiamo al nostro passato, è quello che è sempre accaduto nella nostra Firenze. Oggi vediamo e guardiamo il Rinascimento come un pezzo del passato della nostra storia. In realtà, se torniamo indietro, il Rinascimento era innovazione, era un guardare avanti. Firenze è sempre stata una città attenta a tenere insieme l’importanza della tradizione, l’importanza del saper fare, l’importanza di utilizzare mani e mente allo stesso tempo. E questo è quello che accade nel vostro lavoro e nelle sfide quotidiane. Vorrei riportarvi alcuni dati che abbiamo a livello territoriale perché penso che siano importanti. Quest’anno Firenze, in un momento complesso a livello internazionale, è salita di classifica e si sposta al settimo posto per il reddito pro capite dei cittadini rispetto all’anno precedente; è salita al quarto posto, per la prima volta dopo tantissimo tempo, per la qualità della vita ed è salita al secondo posto, superando Torino per la prima volta, per quello che riguarda l’export. Ecco, se mettiamo insieme tutti questi dati ci accorgiamo che non sono dati casuali, ma sono dati che riflettono e che confermano il lavoro che le tante realtà nel nostro territorio portano avanti. Questi dati sono il frutto del lavoro, dell’impegno e della forza che le aziende hanno sul nostro territorio e voi siete la più alta rappresentazione di questo, siete quelli che portano avanti e che riescono a fare in modo che i nostri territori possano
Il lavoro, la passione del fare 17 essere racconto di storia e tradizione, sfida di innovazione e, soprattutto, di competitività a livello nazionale e internazionale. Se oggi possiamo rivendicare nella nostra città questi dati, consapevoli che la sfida è ancora ampia e che dobbiamo lavorare sempre di più, è grazie a ognuno di voi che quotidianamente fa un lavoro straordinario nei nostri territori. In conclusione, desidero richiamare ancora una volta le parole del Presidente della Repubblica, che ci ha ricordato quanto sia necessario continuare a lavorare, tutti insieme, affinché le politiche del lavoro restino al centro dell’agenda pubblica e affinché l’investimento sulle persone sia considerato una priorità assoluta. Se riusciamo ad avere aziende di qualità sui nostri territori è grazie a chi dirige queste aziende, è grazie alle menti illuminate che le portano avanti, ma è anche grazie a un investimento continuo sulle persone, perché avere al centro il lavoro e avere al centro l’attenzione ai lavoratori vuol dire investire in formazione, investire in innovazione, investire in nuovi talenti, tenendo insieme le esperienze dei saggi con il genio dei giovani e dei nuovi talenti che abbiamo. È tenendo insieme questi aspetti che possiamo affrontare le sfide quotidiane, ottenendo risultati concreti per i nostri territori. E, soprattutto – lo dico da rappresentante di un’istituzione preziosa come la Città di Firenze – questo è per noi amministratori un motivo di autentico orgoglio. Dobbiamo essere al fianco delle imprese e al fianco di tutti voi nelle sfide che portate avanti cercando di agevolare, accompagnare e fare in modo che i nostri territori possano essere non solo un bellissimo racconto delle tradizioni che abbiamo e della storia dei nostri territori, ma anche punti di partenza, di innovazione, di evoluzione e di crescita perché le nostre città non si devono mai fermare. Grazie di cuore e buon lavoro a tutte e tutti.
Il lavoro, la passione del fare 18 DARIO NARDELLA Europarlamentare Coordinatore del gruppo S&D nella Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI) Buongiorno signore e signori. Consentitemi di ringraziare anzitutto il Presidente Salerno e il Presidente Puccioni per l’onore che mi fanno di portare un brevissimo saluto. Si parlava dell’Europa e l’anno scorso a Venezia avete scelto l’Europa come tema centrale e quindi sono particolarmente felice di poter rivolgere questo saluto come membro del Parlamento Europeo. Del resto, c’è un filo conduttore tra il concetto dell’Europa e quello che avete scelto per il Convegno di quest’anno dell’intelligenza artificiale. Oggi l’Europa si trova davvero di fronte a un bivio. Lo diciamo spesso ma questa volta, di fronte alla crisi internazionale, alle guerre, è davvero così. Il Presidente Mario Draghi in un discorso a Bruxelles di appena un mese fa è stato molto chiaro ed esplicito, dicendo cose che forse dovrebbero dire i leader politici europei e cioè che siamo di fronte ad un bivio cruciale: quello di un declino irreversibile dell’Ue condizionata dai limiti nazionali, dalla paura, dalle divisioni oppure quello di un rilancio forte di un’Europa politica, economica, che sia capace di stare all’altezza della sfida con gli altri giganti degli Stati Uniti e della Cina. Per far questo, però, l’Europa deve spogliarsi dei panni del gigante regolatore e affrontare la questione del suo nanismo politico ed economico. Ci vuole coraggio da parte dei leader europei, ci vuole visione e anche consapevolezza della crucialità della sfida che abbiamo davanti. E il terreno dell’intelligenza artificiale è uno di quei terreni su cui si giocherà questa partita, perché se è vero, da un lato, che abbiamo bisogno delle regole del gioco per governare questa rivoluzione impressionante dell’intelligenza artificiale, dall’altro dobbiamo essere consapevoli di quanto è in gioco, ovvero della sicurezza europea, della necessità di avere autosufficienza e strategia nel governo dell’intelligenza artificiale. La seconda e ultima riflessione che vorrei fare legata a questo aspetto sta proprio nel titolo bellissimo che è stato scelto, Presidente Salerno: la bottega rinascimentale e l’intelligenza artificiale. La bottega rinascimentale è la bottega fiorentina di Leonardo da Vinci, di Michelangelo, del Verrocchio, maestro di Leonardo, è la bottega dell’artigiano, ma artigiano, artista e artificialità hanno la stessa radice che è l’arte. Del resto, l’artificium significava esattamente l’abilità tecnica, creativa e l’artigiano e l’artista erano due concetti che vivevano nella stessa figura nella bottega rinascimentale, come Cristina Acidini sa benissimo. Con il tempo, con il progresso e con la specializzazione e le specializzazioni, l’artista e l’artigiano si sono progressivamente separati e così anche l’artificium ha finito per essere artificialità e ha finito per essere concepito come falsità, come qualcosa di diverso dalla creatività umana. Questo è un punto, a mio avviso, centrale anche per il
Il lavoro, la passione del fare 19 vostro lavoro, per la vostra missione come Cavalieri del Lavoro perché oggi probabilmente non dobbiamo aver timore dell’artificialità e dunque dell’intelligenza artificiale, nel senso che questa possa essere un nemico e un pericolo per la creatività umana, ma dobbiamo tornare esattamente all’origine, a quella radice etimologica, l’Ars che teneva insieme artigiano, artista e artificium, ovvero come il progresso tecnologico possa essere, come è sempre stato nella storia dell’umanità, uno strumento per accrescere la creatività umana, l’ingegno, il lavoro della persona. Forse è la più grande sfida, come ha detto Eric Schmidt, che la nostra generazione ha di fronte e probabilmente la più grande sfida dopo la Rivoluzione Industriale. Io ho molta fiducia in voi e credo che le istituzioni debbano valorizzare molto di più la forza, l’ingegno, l’esperienza dei Cavalieri del Lavoro perché siete il cuore della classe dirigente del nostro Paese e avete nelle vostre mani e nelle vostre menti la capacità di porre l’etica come il vero elemento che distingue l’intelligenza umana dall’intelligenza della macchina. L’etica come il vero principio che può consentire a noi esseri umani di non farci sopraffare dall’intelligenza della macchina, ma di usarla per accrescere le risorse umane e la nostra creatività. Dunque, vi auguro con tutto il cuore buon lavoro per questo Convegno. Grazie. TONIA CARTOLANO Moderatrice - Caporedattrice Sky TG24 Concludiamo allora questa parentesi istituzionale, che ha un po’ gettato le basi della nostra mattinata. Poco fa dicevo nella mia introduzione citando Walt Disney, che il modo migliore per fare, e cominciare a fare, è smettere di parlare quindi io mi taccio. Mi tocca soltanto per ora, visto che entriamo proprio nel cuore, prima ancora delle tavole rotonde, una introduzione che getterà le basi della nostra mattinata. Sono molto felice di accogliere qui il Professor Patrizio Bianchi, titolare della Cattedra Unesco in Educazione Crescita ed Eguaglianza dell’Università di Ferrara, già Ministro dell’Istruzione. Le lascio il podio.
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Il lavoro, la passione del fare 21 RELAZIONE INTRODUTTIVA 02 Il lavoro, la passione del fare CONVEGNO NAZIONALE FIRENZE 2026
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Il lavoro, la passione del fare 23 PATRIZIO BIANCHI Titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed uguaglianza presso l’Università di Ferrara In un’epoca segnata da trasformazioni profonde e spesso difficili da interpretare, il tema del lavoro torna al centro della riflessione pubblica. Non si tratta soltanto di economia o di occupazione, ma del ruolo che il lavoro continua a svolgere nella costruzione della democrazia e della coesione sociale. Quando ci troviamo disorientati, abbiamo un punto fermo: la nostra Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e questa non è una semplice affermazione formale, ma una scelta precisa: costruire una società basata sulla partecipazione, in cui ogni cittadino contribuisce, secondo le proprie possibilità, al progresso materiale e spirituale della comunità. Il lavoro è quindi inseparabile dal principio di solidarietà. Diritti e doveri si tengono insieme, così come si tengono insieme sviluppo economico e sviluppo umano. In questo quadro, anche l’educazione assume un valore centrale: non è un costo, ma una componente strutturale della creazione di valore. Non a caso, le politiche educative sono le vere politiche industriali di oggi, perché determinano la capacità di un Paese di innovare, competere e includere. Il contesto globale in cui ci muoviamo è profondamente cambiato. Negli ultimi decenni il Pil mondiale è passato da circa 3,4 trilioni di dollari nel 1970 a oltre 105 trilioni nel 2023, mentre la popolazione globale è più che raddoppiata. Questo processo ha generato crescita, ma anche forti squilibri. Alcuni passaggi storici hanno accelerato queste dinamiche: • l’entrata della Cina nel Wto, che ha ridisegnato le catene globali del valore e spostato enormi quote di produzione; • la nascita dell’euro, che ha segnato una nuova fase dell’integrazione europea, ma anche l’inizio di una competizione più intensa tra sistemi economici. In particolare, si osserva come: • la crescita economica sia stata accompagnata da un aumento delle disuguaglianze in grandi economie come Stati Uniti e Cina; • l’Europa abbia mantenuto livelli più contenuti di disuguaglianza, ma con una crescita più lenta; • le grandi crisi globali – dalla crisi finanziaria del 2008 alla pandemia, fino alla guerra in Ucraina – abbiano reso evidente la fragilità del sistema. A questo si aggiungono due grandi sfide strutturali, il cambiamento climatico e la dinamica demografica, che nessun Paese può affrontare da solo.
Il lavoro, la passione del fare 24 In questo scenario, l’Europa ha una responsabilità decisiva. La sua storia recente dimostra che cresce quando è unita e si indebolisce quando si frammenta. La sua forza risiede nella capacità di coniugare sviluppo economico, coesione sociale e valori condivisi. Ed è essenziale ricordare che l’Europa è portatrice del valore della pace, un principio che oggi assume un significato ancora più profondo. Ma l’Europa è anche il luogo in cui si è costruito un modello di stato sociale capace di proteggere le persone nelle fasi di transizione, garantendo diritti, servizi e opportunità. Rafforzarlo significa rendere sostenibile il cambiamento tecnologico e demografico, evitando che le trasformazioni producano nuove esclusioni. Per questo servono maggiori investimenti in educazione, ricerca e infrastrutture per lo sviluppo delle risorse umane e ambientali. Il lavoro, nel frattempo, è profondamente cambiato. Le trasformazioni tecnologiche e organizzative stanno ridefinendo le competenze richieste. Le analisi più recenti mostrano che oltre il 50% delle competenze attese oggi è di tipo intersettoriale, mentre il digitale non è più una specializzazione separata, ma è incorporato in tutte le attività lavorative. Le imprese cercano profili capaci di integrare conoscenze diverse, superando la tradizionale distinzione tra competenze tecniche e trasversali. Ciò che viene richiesto è una preparazione complessa, che unisca solide basi tecniche alla capacità di visione, di gestione del cambiamento e di relazione. In questo contesto emerge un nuovo paradigma, quello delle “Human Technologies”: tecnologie che non sostituiscono l’uomo, ma lo potenziano, mettendo al centro responsabilità e capacità critica. È su questo terreno che l’Europa è chiamata a lavorare, perché la qualità del suo sviluppo dipende sempre più dalla capacità di integrare tecnologia e valori umani. Allo stesso tempo, il confronto globale ricorda l’urgenza di questa sfida: la Cina oggi registra oltre il 40% dei brevetti mondiali, mentre quindici anni fa era all’1,5%, una crescita impressionante che mostra quanto rapidamente si stiano spostando i poli dell’innovazione. Questo cambiamento, però, mette in evidenza anche alcune criticità del sistema italiano. Oggi il 38,2% dei lavoratori svolge un’attività non coerente con la propria qualificazione, segno di un disallineamento tra formazione e mercato del lavoro. A questo si aggiunge il fenomeno dell’emigrazione qualificata. Negli ultimi anni, una quota significativa di giovani laureati lascia il Paese ogni anno, con ritmi superiori al 5% della loro coorte. Il risultato è una perdita di capitale umano che, negli ultimi 13 anni, è stata stimata in circa 134 miliardi di euro.
Il lavoro, la passione del fare 25 Il problema non è la mobilità in sé, ma l’incapacità di trasformarla in circolazione del talento. Un sistema efficace dovrebbe essere in grado di attrarre, trattenere e valorizzare le competenze. Per questo è necessario ripensare profondamente il rapporto tra educazione, impresa e territorio. Le priorità sono chiare. Occorre innanzitutto integrare competenze tecniche, trasversali e digitali, superando approcci frammentati alla formazione. Allo stesso tempo è fondamentale rafforzare il legame tra scuola, università, ITS, ricerca e sistema produttivo, creando un ecosistema realmente connesso. Diventa poi indispensabile investire con decisione nell’apprendimento permanente e nei processi di reskilling, per accompagnare i lavoratori lungo tutto l’arco della vita. A questo si aggiunge la necessità di governare l’intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come profonda trasformazione organizzativa. Infine, è essenziale costruire ecosistemi territoriali capaci di attrarre e trattenere talenti, valorizzando le specificità locali in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Siamo dunque in una fase di passaggio. Non possiamo limitarci a subire il cambiamento: dobbiamo governarlo. Il lavoro resta il fondamento della nostra Repubblica, ma per continuare a esserlo deve essere ripensato alla luce delle trasformazioni in atto. Investire nelle persone, nella conoscenza e nella cooperazione è la condizione per affrontare le sfide del nostro tempo. Il futuro non è un destino da attendere, ma un compito da assumere. E in questo compito i Cavalieri del Lavoro svolgono un ruolo decisivo: non solo come parte dei protagonisti dell’economia italiana, ma come comunità che si assume la responsabilità di formare, accompagnare e ispirare le nuove generazioni. La loro testimonianza dimostra che etica e innovazione possono procedere insieme. È da questa alleanza tra istituzioni, imprese e giovani che può nascere un nuovo patto per il Paese. Il futuro del lavoro non si subisce: si progetta. Insieme. TONIA CARTOLANO Moderatrice - Caporedattrice Sky TG24 Siamo partiti altissimi, come si dice. È stato un viaggio meraviglioso quello che ci ha fatto fare il Professor Bianchi. Tra l’altro dimentichiamo spesso un nesso, una relazione strettissima tra quello che è il sistema educativo del nostro Paese, quelle che sono le competenze che si generano a livello italiano e quella che è la competitività. Mi è spiaciuto molto, tra l’altro l’ho raccontato anche in diretta, che l’altro giorno il Consiglio Europeo a Bruxelles, che avrebbe dovuto avere come punto principale la competitività, abbia cambiato tema, a causa di tutto quello che sta succedendo in giro per il mondo. E, in particolare, per quello che sta accadendo in un’area specifica di cui
Il lavoro, la passione del fare 26 abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio anche i nomi. E guardo Ferruccio de Bortoli. Nessuno sapeva – voi sì, noi sì, ma nel resto del mondo lo si sapeva poco – che cosa fosse lo Stretto di Hormuz e quanto fosse un vero e proprio ombelico del mondo. Lo abbiamo imparato dal 28 febbraio in poi. È da lì che passa il gas che arriva anche in Italia: ne arriva circa l’8-9%, quello che prendiamo dal Qatar. E anche quando la strozzatura non riguarda direttamente noi – perché magari quel gas non arriva in Italia – la strozzatura riguarda comunque i prezzi. Ed è stato davvero un peccato il fatto che si sia persa l’occasione, in quel Consiglio europeo, di poter parlare del Dossier Draghi e del Dossier Letta, di metterli insieme e di iniziare a fare qualcosa, perché quello era l’appuntamento. Speriamo che la guerra possa avere un’evoluzione tale da permetterci di rimettere al centro, come priorità, il tema della competitività, perché, come ci spiegava il Professore, è un tema centrale. Ora facciamo un altro tipo di viaggio e lo facciamo con la Professoressa Cristina Acidini. A Firenze non credo che ci sia molto bisogno di presentarla, in verità neppure in giro per il mondo. Le lascio subito il podio, ma faccio una velocissima presentazione. La Professoressa Acidini è una Storica dell’arte, ma è anche un nome istituzionalmente riconosciuto a livello internazionale e, tra l’altro, per come già l’ho ascoltata nel racconto, capace di farci fare un viaggio bellissimo. Si parte dalle immagini. Inizialmente, Professoressa, le avevamo affidato un mandato preciso: portarci a vedere le immagini del lavoro, delle botteghe nel Rinascimento. Avevamo quindi circoscritto il nostro viaggio a un periodo storico ben preciso. Poi, invece, l’abbiamo richiamata per chiederle di farci fare un viaggio ancora più lungo. E il viaggio è davvero molto lungo e impegnativo. Come mi diceva ieri sera, sarà una galoppata. Noi siamo pronti e galoppi
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Il lavoro, la passione del fare 29 PRIMA SESSIONE: ETICA ED ESTETICA DEL LAVORO 03 Il lavoro, la passione del fare CONVEGNO NAZIONALE FIRENZE 2026
Il lavoro, la passione del fare 30 CRISTINA ACIDINI Storica dell’arte Buongiorno, ringrazio la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, il Presidente Salerno, il Presidente del Gruppo Toscano Cavalier Puccioni, che hanno avuto fiducia in me per consegnarmi questa opportunità di fare appunto una galoppata per immagini e con pochi commenti, perché il tempo non lo consente, da quelli che il Professor Bianchi prima chiamava gli “antichi saperi” fino ai giorni più vicini a noi. Vedremo immagini che raffigurano il lavoro nell’arte, ma anche il risultato in arte di quel lavoro; quindi, un doppio binario che però continuamente crea degli incroci. Il nostro fulcro è inevitabilmente Firenze, ma allargheremo lo sguardo anche ad altre realtà. Una di queste è il Battistero di Parma, con il suo Ciclo dei mesi, che raffigura i lavori dei campi lungo il corso dell’anno. I primi lavori, i più antichi, sono infatti quelli della campagna: agricoltura e allevamento. Queste sculture, che ornano cattedrali e battisteri soprattutto del nord, sono una sorta di manuale, un’enciclopedia visiva che mostra, mese per mese, le attività agricole da compiere. (Benedetto Antelami, Ciclo dei Mesi, XII-XIII sec. Parma, Battistero). Alcune di queste immagini sono raffinatissime, bellissime, sono attinte dal Breviario Grimani, uno dei tesori della Biblioteca Marciana di Venezia. Si tratta di opere realizzate da miniatori fiamminghi, che in questo caso hanno rappresentato i lavori dei campi con ricchezza di dettagli e grande finezza esecutiva. Si vede la fienagione, la tosatura delle pecore, la mietitura del grano: anche questi sono inni al lavoro, ma anche indicazioni da tenere presenti per chi gestisce una tenuta di campagna. (Vari autori fiamminghi, Agricoltura, allevamento e pesca nel Breviario Grimani, 1490-1510. Venezia, Biblioteca Marciana). E questa è un’immagine curiosissima di un ignoto miniatore francese, una Lezione di agricoltura, in un manoscritto del Quattrocento, che vede i contadini, ben riconoscibili dai cappelli rustici, dalle falci che impugnano, dalle vanghe su cui si appoggiano, che ascoltano un professore in cattedra che sta spiegando evidentemente le necessità dei lavori agricoli. (Ignoto miniatore francese, Lezione di agricoltura. Manoscritto del XV sec., in collezione privata). E da noi a Firenze? Non abbiamo la medesima tradizione di adornare la cattedrale con questo tipo di indicazioni, ma ci sono comunque rappresentazioni molto raffinate che, in questo caso, non sono più a Firenze. Sono state generate da Luca della Robbia in una bellissima serie di Tondi in terracotta invetriata, qui vedete gennaio, vedete giugno, con le coordinate astronomiche del caso, ma anche i lavori dei campi, quindi l’abbattimento della legna e dall’altra parte la mietitura, ed erano nello studiolo di Piero il Gottoso de’ Medici dentro Palazzo Medici. Purtroppo, in un momento poi assai più
Il lavoro, la passione del fare 31 tardo, questi tondi invetriati, sono stati venduti tutti e 12 e sono a Londra al Victoria and Albert Museum. (Luca Della Robbia, Tondi in terracotta invetriata, dal soffitto dello studiolo di Piero de’ Medici in palazzo Medici, 1460 ca. Londra, Victoria and Albert Museum). Ma resta la Cappella all’interno del Palazzo Medici, oggi Medici Riccardi, col Viaggio dei Re Magi dove in queste strisce sottili, al di sopra delle porte delle piccole sagrestie, vedete il mandriano, il pastore, che veglia nella notte sorvegliando il gregge. In questo caso è la notte santa, ma potrebbe essere una notte qualunque in cui il bestiame viene sorvegliato. (Benozzo Gozzoli, Annuncio ai pastori, 1464-69. Cappella con il Viaggio dei Re Magi. Firenze, Palazzo Medici Riccardi). Un’interessante serie di lavori nei campi nei 12 mesi è parte di un lunghissimo fregio, 14 metri di terracotta invetriata, che vedete qui nel frontone della Villa Medicea di Poggio a Caiano, che è l’unica Villa costruita da Lorenzo de’ Medici per sé stesso, con l’architettura di Giuliano da Sangallo sul finire purtroppo della sua vita, tanto che fu lasciata incompiuta e continuata dopo la sua morte. Di questo lungo fregio, che è stato decifrato in vario modo, mostro solo questo pannello, uno su cinque, che rappresenta i lavori dei mesi che si svolgono, nell’iconografia generale del fregio, in tempo di pace. I lavori dei campi sono il simbolo della pace, il simbolo delle operosità che ha possibilità e diritto di esprimersi e sono un capolavoro. Vedete come in poco spazio è compressa una serie di attività che corrispondono appunto a quelle dei lavori nei campi. (Bertoldo di Giovanni e altri, I lavori nei campi nei 12 mesi, 1490-92 circa. Facciata della villa di Poggio a Caiano, costruita per Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo). Ma in città che succede? Adesso ci allontaniamo dalla campagna e vediamo il mondo del commercio, il mondo della produzione artigianale nella città. Molte di queste miniature si trovano nei Tacuina sanitatis, una sorta di manuali, che sono sparsi nelle biblioteche del mondo, che danno una serie di indicazioni su quelle che sono le buone pratiche secondo la dizione odierna. Qui vedete la bottega del sarto, per esempio, e già si vede la gerarchia. Il sarto, più grande, è il conduttore della bottega e tratta con una signora che evidentemente desidera una stoffa; l’aiutante, più piccolo per far capire che è inferiore dal punto di vista gerarchico, sta in disparte e silenziosamente cuce. (Anonimo di scuola lombardo-veneta, La bottega del sarto. Tacuinum Sanitatis, 1385 ca. Vienna, Biblioteca Nazionale). Altri mestieri sono ugualmente raffigurati. Questa, per esempio, è la bottega del fornaio: non così diversa da quella odierna, in fondo. Vediamo i pani in attesa di cottura, i pani già pronti e il forno al centro della
Il lavoro, la passione del fare 32 scena. Curiosamente, qui sono le donne a lavorare. E poi, accanto a questa, compaiono tutti gli altri mestieri. (Ignoto miniatore, La bottega del fornaio. Tacuinum Sanitatis, XV sec. Parigi, Biblioteca Nazionale). Qui stiamo per vedere alcune delle formelle di Andrea Pisano nel Campanile di Giotto, quindi in pieno Trecento, che rappresentano per l’appunto i mestieri e le arti. Ho scelto la tessitura, tradizionalmente un lavoro femminile, e l’arte del costruire, tipicamente maschile, ma molte altre sono presenti. Questa, in particolare, è di grande rilievo: la medicina e la preparazione dei farmaci, una delle arti più diffuse e più influenti dell’epoca, praticata dai medici speziali. (Andrea Pisano e altri, La tessitura - L’arte del costruire - La medicina e la preparazione dei farmaci. Le formelle del campanile di Giotto, 1334-48. Duomo di Firenze). Ma il cuore dell’attività finanziaria è il banco, che poi diventerà la banca come sappiamo. Qui dobbiamo spostarci a Prato dove la mentalità mercantile è molto vivace e vitale, anche grazie a un personaggio che presto evocheremo, e vediamo per mano di Niccolò di Pietro Gerini, in un particolare delle Storie di San Matteo. Chi è San Matteo nel Vangelo? È il pubblicano, è Levi, che avrà la chiamata di Cristo, lascerà il suo banco di esattore delle imposte e lo seguirà diventando un apostolo, ma qui è ancora tenutario del banco e quindi semplicemente dietro una scrivania che cambia il denaro o lo riceve o lo riscuote. (Niccolò di Piero Gerini, Storie di S. Matteo (part.), 1390-1395. Prato, Chiostro di S. Francesco, Cappella Migliorati). Ecco chi cambia la storia del commercio! Francesco Datini, il mercante di Prato molto attivo a Firenze ma proiettato, come tutti i mercanti di quest’area, verso l’Europa che diffonde e consolida, qualcuno dice “inventa”, ma non è esatto, l’uso della cambiale, la lettera di cambio, antenata dell’assegno e tutto quello che è la movimentazione cartacea del denaro. Un passo importantissimo per agevolare i commerci anche all’estero e con l’estero. (Francesco Datini (1335-1410), il mercante di Prato che diffonde e consolida l’uso della “lettera di cambio”, antenata dell’assegno). Ed ecco, per presentare i più ricchi banchieri del Quattrocento fiorentino, la dinastia dei Medici, che comincia con Giovanni di Bicci, sepolto nella sacrestia vecchia di San Lorenzo, continua con suo figlio Cosimo detto il Vecchio, prosegue con Piero il Gottoso. E i Medici del Quattrocento si estinguono, in qualche modo, con Lorenzo il Magnifico perché il figlio Piero sarà cacciato e morirà nel tentativo di rientrare invano a Firenze. Una dinastia che ha visto l’apogeo con Cosimo il Vecchio e il declino, in sostanza, con Lorenzo il Magnifico. Perché sì, con Lorenzo la stagione artistica e culturale dell’Umanesimo è stata al suo apice, ma la stagione bancaria è stata disastrosa perché
Il lavoro, la passione del fare 33 Lorenzo ha disinvestito e, approfittando anche dei denari dei cugini minori, ha creato una collezione magnifica ma impoverito il banco familiare. Però dal mondo di Lorenzo il Magnifico esce un prodotto, per così dire, artistico che ci fornirà le prossime immagini, il Codice Miniato di Filippo Calandri, Aritmetica, nella Biblioteca Medicea Laurenziana, commissionato da Lorenzo il Magnifico per l’educazione commerciale del figlio Giuliano, con 230 miniature ornate d’oro e d’argento di Pedro Berruguete, bottega di Sandro Botticelli. Un manualetto che invece di un sussidiario qualsiasi, un abecedario, offre al ragazzino, non si sa quanto versato nei commerci in realtà, una rassegna di operazioni e di problemi non moltiplicando le pere e le mele ma facendo vedere il funzionamento di una bottega. In queste minuscole pagine, si tratta di un Codice che ha il formato di un tascabile, i problemi sono illustrati molto chiaramente, con esempi tratti dalle attività commerciali e produttive. Qui vedete un mercante di filati e un mercante di tessuti intenti a contrattare; accanto, una scena di baratto tra lana e panno. Vi mostro anche l’emblema dell’arte della lana: l’aquila che regge il torsello, il pacco legato con gli spaghi in cui la lana veniva imballata. E qui, infatti, il protagonista della contrattazione è proprio il torsello, ben visibile sul banco, con altri torselli accatastati sullo sfondo. Della realtà commerciale la rappresentazione è assai fedele, così come della realtà produttiva. Vedete qui il difficile mestiere del fonditore, dove il maestro siede e dà ordini e gli altri alimentano il fuoco con fascine per costruire una bombarda. Infine, ecco una miniatura di minor valore artistico ma molto bene illustrativa, il banco e il tipico negozio, la bottega con uno o due banchi all’esterno, la merce esposta e il venditore in mezzo, pronto a rispondere all’esigenza del cliente. (Filippo Calandri, Aritmetica, codice miniato, fine XV sec. Firenze, Biblioteca Medicea Riccardiana). Questo che adesso brevemente espongo è l’uscita dai confini sicuri della città-stato di Firenze, il mercante va in viaggio. Qui vedete una splendida pala, la Pala Nerli di Filippino Lippi e mi chiederete, cosa c’entra? Non vi chiedo di guardare la Madonna e il bambino, i santi o i committenti, i signori Nerli, Tanai e Nanna che sono inginocchiati ai piedi della Madonna, sebbene siano uno splendido capolavoro artistico, ma vi chiedo di guardare questo dettaglio del fondo: è molto fedelmente illustrata la porta a San Frediano, il Palazzo dei Nerli, eccolo qui che si erge nella sua altezza. E questa scena: il mercante bacia una figlioletta che la madre o la nutrice gli fanno avvicinare. Sta partendo o sta tornando? Io credo che stia tornando perché l’assistente là dietro sta togliendo i finimenti al cavallo e quindi torna felice di essere sano e salvo e riabbraccia la sua famiglia. (Filippino Lippi, Pala Nerli – Madonna col Bambino tra i santi Martino e Caterina d’Alessandria con Tanai e Nanna Nerli –, 1485-88. Firenze, chiesa di Santo Spirito). È una scena unica, che però ci apre un mondo che è quello appunto dei mercanti in viaggio e questo spiega perché, nella metà e sul finire del Quattrocento, proliferino a
Il lavoro, la passione del fare 34 Firenze, e si estenderà anche nel primo Cinquecento, le immagini della protezione divina sul figlio in viaggio che, in termini biblici, è rappresentato dall’Arcangelo Raffaele che guida Tobiolo nel suo viaggio. Tobiolo deve partire, è un ragazzino, ma il padre Tobia soffre di una malattia agli occhi, che sarà guarita soltanto se lui pescherà un certo pesce e gli porterà il fegato di questo pesce, ma lo accompagna direttamente l’Arcangelo Raffaele. (Piero del Pollaiolo, Tobiolo e l’arcangelo Raffaele, 1465-70. Torino, Galleria Sabauda). Ecco, questi artisti fiorentini, su istanza dei mercanti, rappresentano questo soggetto o prima come augurio o dopo come ex voto, se il viaggio è andato bene; e quindi lo rappresentano in tanti modi, sempre col suo pesce. Questo è anche molto interessante perché è sempre stato giustamente attribuito alla bottega di Andrea del Verrocchio. Parlando di bottega, lo diceva prima il Presidente Giani, in quella bottega circolavano giovani ingegnosi, tra cui Leonardo da Vinci, e solo l’occhio di un conoscitore molto attento ha potuto riconoscere la mano di Leonardo nel cane, vedete questa nuvoletta di pelo che avanza insieme all’Arcangelo, e nel pesce, che è straordinariamente naturalistico e dimostra l’attenzione del giovanissimo Leonardo nella bottega del Verrocchio per questi dettagli di natura. (Interventi del giovane Leonardo da Vinci nel cagnetto e nel pesce, Tobiolo e l’Arcangelo Raffaele, 1470-75 ca. Londra, National Gallery). E ancora, Francesco Botticini che raffigura il giovanotto che sta per partire, eccolo qui in preghiera, forse è tornato con la borsa piena, forse sta per partire sempre con la borsa piena e prega affinché il viaggio sia felice oppure ringrazia perché lo è stato. (Interventi di Francesco Botticini, Tobiolo e l’Arcangelo Raffaele, 1480-90. Firenze, Santa Maria del Fiore, Sacrestia). E ancora Filippino Lippi, sempre con questa ricorrenza del soggetto biblico per ringraziare o invocare l’Arcangelo. (Interventi di Filippino Lippi, Tobiolo e l’Arcangelo Raffaele, 1475-80. Washington, D.C. The National Gallery of Art). Ecco, se a Firenze c’è un tempio del lavoro è questo, questo grattacielo gotico che è Orsanmichele, sede della corporazione ovvero delle arti, dove ha avuto luogo la fusione degli interessi commerciali o la concorrenza, la competizione, che poi hanno portato alle moderne camere di commercio dal Settecento in poi. E perché questo è così fondamentale? Perché all’esterno non solo ci sono gli stemmi o c’erano, perché in parte sono perduti, delle arti maggiori e minori, ma c’erano 14 tabernacoli, così sono chiamate le nicchie, sui cosiddetti pilastri, cioè i risalti architettonici, con le statue finanziate dalle arti. E qui si scatena quella competizione, fra arti maggiori e minori, a chi ha la statua più bella dell’autore più valido e sono le
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