Il lavoro, la passione del fare 18 DARIO NARDELLA Europarlamentare Coordinatore del gruppo S&D nella Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI) Buongiorno signore e signori. Consentitemi di ringraziare anzitutto il Presidente Salerno e il Presidente Puccioni per l’onore che mi fanno di portare un brevissimo saluto. Si parlava dell’Europa e l’anno scorso a Venezia avete scelto l’Europa come tema centrale e quindi sono particolarmente felice di poter rivolgere questo saluto come membro del Parlamento Europeo. Del resto, c’è un filo conduttore tra il concetto dell’Europa e quello che avete scelto per il Convegno di quest’anno dell’intelligenza artificiale. Oggi l’Europa si trova davvero di fronte a un bivio. Lo diciamo spesso ma questa volta, di fronte alla crisi internazionale, alle guerre, è davvero così. Il Presidente Mario Draghi in un discorso a Bruxelles di appena un mese fa è stato molto chiaro ed esplicito, dicendo cose che forse dovrebbero dire i leader politici europei e cioè che siamo di fronte ad un bivio cruciale: quello di un declino irreversibile dell’Ue condizionata dai limiti nazionali, dalla paura, dalle divisioni oppure quello di un rilancio forte di un’Europa politica, economica, che sia capace di stare all’altezza della sfida con gli altri giganti degli Stati Uniti e della Cina. Per far questo, però, l’Europa deve spogliarsi dei panni del gigante regolatore e affrontare la questione del suo nanismo politico ed economico. Ci vuole coraggio da parte dei leader europei, ci vuole visione e anche consapevolezza della crucialità della sfida che abbiamo davanti. E il terreno dell’intelligenza artificiale è uno di quei terreni su cui si giocherà questa partita, perché se è vero, da un lato, che abbiamo bisogno delle regole del gioco per governare questa rivoluzione impressionante dell’intelligenza artificiale, dall’altro dobbiamo essere consapevoli di quanto è in gioco, ovvero della sicurezza europea, della necessità di avere autosufficienza e strategia nel governo dell’intelligenza artificiale. La seconda e ultima riflessione che vorrei fare legata a questo aspetto sta proprio nel titolo bellissimo che è stato scelto, Presidente Salerno: la bottega rinascimentale e l’intelligenza artificiale. La bottega rinascimentale è la bottega fiorentina di Leonardo da Vinci, di Michelangelo, del Verrocchio, maestro di Leonardo, è la bottega dell’artigiano, ma artigiano, artista e artificialità hanno la stessa radice che è l’arte. Del resto, l’artificium significava esattamente l’abilità tecnica, creativa e l’artigiano e l’artista erano due concetti che vivevano nella stessa figura nella bottega rinascimentale, come Cristina Acidini sa benissimo. Con il tempo, con il progresso e con la specializzazione e le specializzazioni, l’artista e l’artigiano si sono progressivamente separati e così anche l’artificium ha finito per essere artificialità e ha finito per essere concepito come falsità, come qualcosa di diverso dalla creatività umana. Questo è un punto, a mio avviso, centrale anche per il
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