Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 23 PATRIZIO BIANCHI Titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed uguaglianza presso l’Università di Ferrara In un’epoca segnata da trasformazioni profonde e spesso difficili da interpretare, il tema del lavoro torna al centro della riflessione pubblica. Non si tratta soltanto di economia o di occupazione, ma del ruolo che il lavoro continua a svolgere nella costruzione della democrazia e della coesione sociale. Quando ci troviamo disorientati, abbiamo un punto fermo: la nostra Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e questa non è una semplice affermazione formale, ma una scelta precisa: costruire una società basata sulla partecipazione, in cui ogni cittadino contribuisce, secondo le proprie possibilità, al progresso materiale e spirituale della comunità. Il lavoro è quindi inseparabile dal principio di solidarietà. Diritti e doveri si tengono insieme, così come si tengono insieme sviluppo economico e sviluppo umano. In questo quadro, anche l’educazione assume un valore centrale: non è un costo, ma una componente strutturale della creazione di valore. Non a caso, le politiche educative sono le vere politiche industriali di oggi, perché determinano la capacità di un Paese di innovare, competere e includere. Il contesto globale in cui ci muoviamo è profondamente cambiato. Negli ultimi decenni il Pil mondiale è passato da circa 3,4 trilioni di dollari nel 1970 a oltre 105 trilioni nel 2023, mentre la popolazione globale è più che raddoppiata. Questo processo ha generato crescita, ma anche forti squilibri. Alcuni passaggi storici hanno accelerato queste dinamiche: • l’entrata della Cina nel Wto, che ha ridisegnato le catene globali del valore e spostato enormi quote di produzione; • la nascita dell’euro, che ha segnato una nuova fase dell’integrazione europea, ma anche l’inizio di una competizione più intensa tra sistemi economici. In particolare, si osserva come: • la crescita economica sia stata accompagnata da un aumento delle disuguaglianze in grandi economie come Stati Uniti e Cina; • l’Europa abbia mantenuto livelli più contenuti di disuguaglianza, ma con una crescita più lenta; • le grandi crisi globali – dalla crisi finanziaria del 2008 alla pandemia, fino alla guerra in Ucraina – abbiano reso evidente la fragilità del sistema. A questo si aggiungono due grandi sfide strutturali, il cambiamento climatico e la dinamica demografica, che nessun Paese può affrontare da solo.

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