Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 37 I macchiaioli si rifugiano a Castiglioncello, al mare o nella Maremma in campagna e quindi rappresentano il lavoro dei campi in tutta la sua arcaica magnificenza ma anche quotidiana durezza. Questo lo fa soprattutto Telemaco Signorini ne L’alzaia. Vedete la fatica di chi trascina la barca controcorrente, la barca qua non si vede neanche ma i lavoratori impegnati in questa straordinaria impresa si vedono e sono in contrasto col borghese e la bambina ben vestita di bianco, che da lontano voltano addirittura le spalle alla scena. (Telemaco Signorini, L’alzaia, 1864. Collezione privata). Ancora il lavoro quotidiano, umile ma necessario, totalmente feriale, nel mercato vecchio in cui si vedeva di tutto e che oggi invece è quello spazio vuoto che ha fatto seguito alle demolizioni ottocentesche, una volta del Re, oggi della Repubblica. (Telemaco Signorini, Mercato Vecchio a Firenze, 1882-83. Firenze, GAM). E tra le mura domestiche che cosa accade? Le donne lavorano in proprio o da mamme, che insegnano alle figlie i lavori domestici. Vedete qui in Silvestro Lega L’educazione al lavoro ma è il lavoro a maglia, è il lavoro che si fa in casa. Oppure Le Trecciaiole, protagoniste della fioritura del lavoro dei cappelli di paglia, i famosi cappelli di paglia di Firenze, ma anche a Signa troviamo le trecciaiole che lavorano in casa a cottimo e producono la treccia che sarà usata per i cappelli. (Silvestro Lega, L’educazione al lavoro, 1863. Collezione privata). (Egisto Ferroni, Le trecciaiole, 1868. Collezione privata). E infine, siamo già negli anni Trenta, il titolo del quadro è La Sera sull’Arno, dei giovani in costume si godono i bagni in quello che era un fiume ancora non troppo inquinato ma, in realtà, in primo piano una lavandaia svolge il suo umilissimo e durissimo lavoro. Non a caso, sta nella collezione della Cgil a Roma. (Baccio Maria Bacci, Sera sull’Arno, 1934 Roma, Collezione Cgil). I cavatori di pietra, quando ancora erano attive le cave di Monte Ceceri, colti in un momento di riposo dal lavoro anch’esso duro e faticoso. E poi di Ottone Rosai, un protagonista dell’arte del Novecento fiorentino, I muratori e Il lavoro nei campi. (Baccio Maria Bacci, Il riposo dei cavatori di Monte Ceceri, 1925. Firenze, GAM). (Ottone Rosai, I muratori, 1949. Forlì, Collezione Verzocchi. Lavoro nei campi, 1951. Collezione privata). E con questo concludiamo perché poi, alla fine, è la fotografia che si impadronisce del mondo del lavoro. È con i fratelli Alinari, che fondano a Firenze la loro attività e il loro archivio, che comincia l’orgoglio del lavoro di fabbrica. (Fratelli Alinari, Il Pignone, Firenze, 1920).

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