Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 59 TONIA CARTOLANO Però posso aggiungerti un dato, questo per completezza di informazione. Ho partecipato un po’ di mesi fa agli Stati Generali della Natalità a Roma, sono stata chiamata per fare una chiacchierata su questo tema e ho studiato bene, per evitare di dire cose inesatte, Linda Laura ci corregge se diciamo qualcosa di scorretto. Neppure è vero il tema dell’immigrazione che incide sulla natalità, sai perché? Perché il tasso di fertilità ad oggi nel nostro Paese è 1,18 e calcoliamo le donne immigrate nell’1,18. Se scorporiamo la quota delle donne immigrate non migliora di molto. Quindi questo vuol dire che siamo a 1,16 per cui abbiamo davvero uno scarto ridotto, nel senso che non è soltanto quello che incide. È probabilmente anche ridare una dimensione di futuro ai giovani la cosa che manca. FERRUCCIO DE BORTOLI Dare una dimensione di futuro ai giovani, superare quella contraddizione, francamente incivile per il nostro Paese, di una donna che deve scegliere tra il lavoro e la famiglia perché questa è una condizione di inciviltà, diciamoci la verità. Poi il numero di giovani, in particolare laureati, tra il 2008 e il 2023-24 sostanzialmente sono andati all’estero, l’equivalente degli abitanti della città di Genova. Se tutti quei giovani che sono andati all’estero fossero andati all’estero su una grande e simbolica nave, noi avremmo la rappresentazione plastica che il nostro è un Paese che si svuota mentre discute del pericolo dell’immigrazione e su ciò che questa comporta, per certi versi sì, dal punto di vista della sicurezza e della criminalità. Questi giovani se ne sono andati. Siamo sicuri che l’unica leva per farli tornare sia quella fiscale? Oppure non abbiamo un’offerta di lavoro qualificato all’altezza delle loro aspettative? Vogliamo parlare di salari? Vogliamo uscire da questa ulteriore contraddizione? Scusate, non è che sono arrivato polemico a Firenze, però io vorrei che si smettesse di dire che si assume un giovane perché è fiscalmente più vantaggioso, perché si dà ai giovani un messaggio secondo il quale sono scelti semplicemente perché costano poco, e non credo che una persona scelta semplicemente perché costa poco possa essere molto disponibile a essere il portavoce dei valori dell’impresa che lo assume. Da questo punto di vista forse, e io credo che dal mondo dei Cavalieri del Lavoro potrebbe venire un appello in questo senso, dobbiamo guardarci in faccia sinceramente e dire che dobbiamo dare più possibilità ai giovani, non giudicarli male se vanno all’estero, perché se vanno all’estero e hanno successo è un orgoglio del nostro Paese che dimostra, tra l’altro, che il sistema universitario, che le scuole funzionano.

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