Il lavoro, la passione del fare 63 Mah, più che parlare della mia storia, di me o della mia azienda, vorrei parlare di quello che pensano i giovani in cui sostanzialmente mi ritrovo. All’età di 20-21 anni ero uno dei nostri figli di oggi o nipoti. Sostanzialmente penso che tutto ruoti attorno a una parola importante, che è “sognare”. Il sogno ha sempre fame. Sognare significa avere fiducia nel proprio Paese, in sé stessi, nella propria idea e questo è un contesto, questo è un ambiente, una cultura che deve ruotare attorno a te. Quindi la fame sostanzialmente è alla base. Poi dici: è nato prima l’uovo o la gallina? Ossia: è prima nata la fame o il sogno e viceversa? Tutto parte da una caratteristica fondamentale, che è la curiosità. La curiosità è l’indice della fame, della fame intellettuale, della fame della crescita, dell’innovazione, del cambiamento, del realizzare. Nel mio caso specifico era questa l’ambizione, la voglia di lasciare un segno, di creare un prodotto che non esisteva, creare un settore che non esisteva. Penso che i giovani oggi abbiano tante opportunità, ma che manca quella fame che il Paese non ha creato. Perché non l’ha creata? Perché non ha dato quell’ispirazione, è mancata e manca la leadership al vertice, parlo in generale, per ispirare i giovani, per creare dei modelli ai quali fare riferimento. Questo sostanzialmente va nella direzione di dare la possibilità alle persone di poterci provare, di poter fallire. In Italia è impossibile fallire, negli Stati Uniti se uno fallisce due o tre volte diventa quasi una garanzia il fatto che non fallisca ancora. Qui se fallisci, parti da giovane imprenditore e ti tolgono anche il conto corrente, non sei più nessuno, diventi per tutta la vita una persona da evitare. Potrei fare un elenco di freni mentali, di paure che i giovani hanno, che li spingono ad accontentarsi. Io personalmente non mi accontento mai. Ora, per essere positivi e guardare avanti, cosa possiamo fare? Si è parlato, e ho con molta attenzione ascoltato, del tema dei giovani che vanno fuori. È un bene il fatto che vanno a fare altre esperienze! Il tema è come farli ritornare. Il fatto di farli tornare non è tanto perché per quattro anni hanno una riduzione delle tasse oppure perché si sono stancati. Il tema è che torno perché posso continuare a imparare, torno perché posso realizzare. Quindi il tornare è dato dal fatto che, altro grandissimo tema, mancano in Italia le grandi aziende perché le persone che vanno all’estero, i giovani, vogliono andare nella banca pazzesca, nell’azienda pazzesca della Silicon Valley. Poi, con tutto il rispetto per l’artigianato, io sono un artigiano per tutta la vita, e per uno che nasce in un garage, arte e artigianalità sono il suo Dna, ma noi non attrarremo, non faremo tornare a casa i giovani talenti che sono andati all’estero con l’artigianato.
RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=