18 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE esidero innanzitutto rinnovare i miei ringraziamenti al Gruppo Toscano, perché questo Convegno dimostra fin dall’inizio di meritare la partecipazione così ampia che vedo in sala. La bellezza di Firenze contribuisce, certo, ma ciò che rende questa giornata davvero speciale è il tema che affrontiamo e il modo in cui è stato organizzato. Per questo rivolgo un ringraziamento particolare a Cesare Puccioni, che è l’anima di questo incontro, e all’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche, che ci ospita in un luogo magnifico e ricco di storia, un vero “Ateneo del Volo”, dove si formano giovani che ricevono un’educazione completa, non solo scolastica. Ringrazio i rappresentanti delle Istituzioni, che saluto anche personalmente, e tutti i relatori che hanno scelto di condividere con noi riflessioni e competenze: il Professor Bianchi, la Professoressa Acidini, il Dottor Cavalli, il Presidente de Bortoli, la Dottoressa Sabbadini, la Professoressa Caputo e il Professor Siciliano. Ringrazio infine i Cavalieri del Lavoro presenti, che animano un confronto su un tema decisivo per il futuro del Paese. Per me questo Convegno ha un valore particolare: è il primo in cui intervengo come Presidente della Federazione. Rivesto questo ruolo con senso di responsabilità e con la consapevolezza dell’eredità che raccolgo. Maurizio Sella, che mi ha preceduto, è stato un Presidente di altissimo livello, e spero di proseguire il suo lavoro con impegno e continuità. Discutere di lavoro a Firenze significa partire dalle radici della nostra cultura. Tutti noi amiamo profondamente questo Paese, e proprio per questo non possiamo sottrarci all’analisi dei suoi problemi. Essere qui, oggi, significa assumersi la responsabilità di guardare con lucidità alle sfide che abbiamo davanti. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio, ci ha ricordato che il lavoro cambia e continuerà a cambiare. È un richiamo che condivido pienamente: non possiamo affrontare il futuro con categorie del passato, ma non possiamo neppure rinunciare alle nostre radici. Il Rinascimento ci insegna che l’Italia, pur essendo una nazione relativamente piccola, è capace di eccellere in ogni settore in cui decide di cimentarsi. Il made in Italy è una delle espressioni più riconosciute di questa eredità. Ripercorro mentalmente le tre tavole rotonde che hanno animato la giornata, senza farne un riassunto, ma traendone alcuni spunti. Il primo riguarda l’etica. Noi siamo Cavalieri del Lavoro non perché abbiamo costruito le aziende più profittevoli, ma perché le abbiamo costruite in modo etico, con attenzione alla responsabilità sociale. Questo è ciò che ci distingue. E aggiungo una convinzione maturata negli anni: essere un’azienda etica è un inUgo Salerno D Dare forma al domani del lavoro: IL COMPITO DELL’IMPRESA di Ugo SALERNO
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