33 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE mente diventerà portavoce dei valori dell’impresa. La priorità, per chi governa, dovrebbe essere chiara: investire nell’educazione, nella formazione continua, ridare dignità anche al lavoro manuale. Più che una legge, servirebbe un messaggio forte: questi sono i temi decisivi del Paese. NERIO ALESSANDRI: “Tornare a sognare in grande” Per me tutto ruota attorno a una parola: sognare. Il sogno ha sempre fame. Fame di crescere, innovare, lasciare un segno. Ma perché questa fame si accenda servono contesto, fiducia, modelli, leadership. Io penso che l’Italia non abbia saputo alimentare abbastanza questa energia. Ai giovani manca quella fame che il Paese non ha creato. Il problema non è che i ragazzi vadano all’estero: bene che vadano a fare esperienze. Il punto è farli tornare, e per farlo non bastano incentivi fiscali temporanei. Torno perché posso continuare a imparare, torno perché posso realizzare. La questione è dimensionale e culturale. L’Italia ha creatività, made in Italy, imprenditori e manager di valore, ma manca lo spirito di pensare in grande. Il “piccolo è bello” non basta più in un’economia che richiede scala, investimenti e capacità di attrarre talenti globali. Anche un gruppo da oltre un miliardo di fatturato, negli Stati Uniti o in Cina, appare piccolo. Da qui la necessità di costruire aziende più ambiziose, capaci di offrire percorsi manageriali e progetti sfidanti. Dobbiamo tornare a sognare come si sognava negli anni Sessanta e Settanta. E serve una nuova narrazione dell’impresa: Il successo in Italia è una colpa o è un orFERRUCCIO DE BORTOLI: “Capitale umano: emergenza rimossa” Quando mai il tema dell’educazione, della formazione, del capitale umano è stato un’emergenza del Paese? Mai. Di questo è responsabile l’intera classe e anche il mondo dell’informazione. In un tempo in cui, nonostante il progresso tecnologico, mancano competenze, lavoratori e perfino persone fisiche, la formazione non può restare un tema laterale. Il punto è rovesciare le priorità. Investire nell’educazione significa costruire futuro, ma anche affrontare nodi rimossi: denatalità, immigrazione, lavoro femminile, salari, attrattività delle città universitarie. Non si può essere a favore dell’immigrazione nell’orario di lavoro e poi rimuoverne le implicazioni sociali. Solo per citare un numero, ricordiamoci che sono 1,2 milioni le badanti nel sistema di cura italiano. Ma parliamo di giovani. Tra il 2008 e il 2023/24 è andato all’estero un numero di laureati equivalente agli abitanti di Genova. Se fossero partiti su una grande nave, avremmo la rappresentazione plastica di un Paese che si svuota. Non bisogna giudicarli, perché il successo dei giovani italiani fuori dai confini è anche segno della qualità della nostra formazione. Ma occorre creare condizioni per il ritorno: non solo incentivi fiscali, bensì lavoro qualificato, prospettive, salari adeguati. Smettiamo di dire che si assume un giovane perché è fiscalmente vantaggioso. Una persona scelta solo perché costa poco difficilSmettiamo di dire che si assume un giovane perché è fiscalmente vantaggioso. Una persona scelta solo perché costa poco difficilmente diventerà portavoce dei valori dell’impresa Dobbiamo tornare a sognare come si sognava negli anni Sessanta e Settanta. E serve una nuova narrazione dell’impresa: Il successo in Italia è una colpa o è un orgoglio?
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