35 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE ARAM MANOUKIAN: “La chimica della relazione” Riprendo il tema della struttura del nostro Paese, la cui ossatura è costituita da Pmi. Anche alla luce di quanto emerso finora, penso che la domanda che si potrebbe fare un rappresentante di una piccola e media azienda, è: “Che cosa devo fare per far sì che non soltanto questa azienda possa continuare a esserci nel tempo, ma per poter attrarre le persone?” A mio giudizio bisogna insistere su tre leve: ambiente, socialità, governance. Ambiente non solo come sostenibilità naturale, ma come qualità degli spazi e prospettiva aperta. L’impresa non può essere un recinto chiuso dove la gente viene a lavorare e poi se ne esce. Deve essere un luogo vivo, capace di responsabilizzare, dare deleghe, fissare obiettivi personali e comuni. Sul piano sociale, l’impresa deve dialogare con scuola, territorio, filiere e distretti. Sul piano della governance, deve superare modelli piramidali e costruire aziende fatte a matrici, con gruppi, progetti, giovani coinvolti. Per attrarre bisogna mettere in campo un’azienda viva, stimolante. Da qui nasce il progetto Lechler Village, con cui ho affiancato alla “chimica della materia” – la manifattura dei prodotti – una “chimica della relazione”: laboratori, exhibition, campus formativo, academy, spazi di ristorazione e accoglienza. Un modo per offrire, anche in una realtà di dimensioni non gigantesche, elementi di apertura internazionale e crescita. La domanda decisiva resta personale: “Tu puoi chiedere agli altri, ma la domanda è: che cosa fai tu?”. LINDA LAURA SABBADINI: “Donne, giovani e competenze: i numeri della sfida” Riporto la discussione alla forza dei numeri. L’Italia ha sempre meno giovani: dai 15,2 milioni della metà degli anni Novanta si è scesi a 10,4 milioni, nonostante l’ingresso di circa due milioni di giovani extra-Ue. A questo si aggiunge un problema di istruzione: una quota ampia di studenti esce dalla scuola secondaria superiore senza competenze sufficienti. Il divario con gli altri Paesi è forte anche tra i laureati. Nella fascia 25-34 anni, le donne laureate in Corea del Sud sono il 75%, in Italia il 38%, contro livelli superiori al 50% in Regno Unito, Francia e Nord Europa. Assistiamo a un forte depauperamento delle risorse umane giovanili, comprese quelle femminili. Denatalità, bassa occupazione femminile e mancanza di servizi sono collegate. Nei Paesi che hanno investito su conciliazione, condivisione delle responsabilità genitoriali e contrasto alla child penalty, i tassi di occupazione femminile e fecondità sono più alti. Se le donne lavorano fanno figli, contro ogni stereotipo. Altro nodo è l’attrattività: per ogni giovane che arriva in Italia da Paesi avanzati escono nove italiani. Non basta chiedersi come far rientrare chi parte; bisogna rendere l’Italia attrattiva anche per talenti stranieri. Servono salari adeguati, meno precarietà, prospettive di carriera, qualità della vita, case accessibili e servizi. Infine, gli stereotipi di genere, anche nell’Intelligenza artificiale. L’esempio di Amazon mostra come algoritmi apparentemente neutrali possano replicare discriminazioni inconsapevoli. La risposta è formazione, fin dall’infanzia e poi nelle università e nelle imprese. Gli stereotipi, se sono inconsapevoli, vanno resi consapevoli. (G.P.) Sul piano della governance, occorre superare modelli piramidali e costruire aziende fatte a matrici, con gruppi, progetti, giovani coinvolti Non basta chiedersi come far rientrare chi parte; bisogna rendere l’Italia attrattiva anche per talenti stranieri
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