Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

37 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE dotto. Noi siamo qui a parlare di IA perché ci sono imprese che fanno prodotti. La risposta dell’Europa parte non solo dalla ricerca. La ricerca noi europei la stiamo facendo da tantissimi anni e poi questa ricerca va a nutrire le innovazioni e le imprese fuori dall’Europa, fuori dall’Italia. Abbiamo bisogno di fare più prodotti. Abbiamo bisogno di fare impresa perché è lì che si gioca la vera partita. FRANCO BERNABÉ: “Come stimolare la creatività” Le imprese italiane sono più piccole delle imprese degli altri Paesi e il tasso di adozione dell’IA dipende anche dalla dimensione delle imprese. Ma c’è un altro problema da non sottovalutare: i dipendenti delle nostre imprese usano l’IA e possono porre seri problemi di riservatezza alle imprese. I dipendenti di una grandissima impresa coreana hanno messo su ChatGPT uno dei loro progetti più innovativi e segreti, che è stato diffuso a livello mondiale. Dobbiamo chiederci da dove vengono le informazioni manipolate dall’IA? Vengono dall’utilizzo della conoscenza che è stata accumulata nel passato. Devo dire che alcuni di questi grandi attori dell’IA non si sono fatti scrupolo di prendere i contenuti di un sito di pirateria da cui scaricare 7 milioni di libri. Questa accumulazione di conoscenze ha impattato sulla generazione di nuova informazione e quindi abbiamo il paradosso per il quale quelli che hanno fornito l’informazione, che è andata ai modelli generativi, sono stati quelli più penalizzati da questi modelli generativi. I giornali e l’informazione sono crollati. C’è quindi un disincentivo a BARBARA CAPUTO: “L’IA è un prodotto dell’uomo” L’Intelligenza artificiale è un prodotto dell’uomo. Noi inventiamo oggetti che modificano il mondo e noi ci adattiamo perché il nostro cervello cambia continuamente. Anthropic, un’azienda statunitense di IA, ha mappato le professioni rispetto alle quali oggi l’IA generativa può effettivamente svolgere in parte o tutti i compiti, poi è andata a verificare dove effettivamente l’AI stia entrando. Ebbene: le professioni in cui il linguaggio è fondamentale hanno già una forte presenza di IA. Il domani che sta arrivando riguarda la programmazione e il coding. Ciò significa che se prima avevo un dipartimento da dieci persone, oggi posso ridurle a due. Questo l’abbiamo già visto succedere quando sono stati introdotti i calcolatori automatici o i personal computer negli studi professionali. Una volta c’erano le signorine che copiavano i libri contabili, poi sono arrivati i computer e questo non è stato più necessario. Chi sta pagando di più sono i lavori a tasso di istruzione medio-alto legati alla parola, quindi è l’automazione di molte professionalità dei cosiddetti colletti bianchi. Come regolare l’IA? Si dice che l’America inventa, la Cina copia, l’Europa regola. Porre le regole significa tutelare la persona. Abbiamo molte automazioni intorno a noi, è la norma che continua a dire che c’è una responsabilità fisica, chiara, identificata, c’è un nome e cognome che può essere legato a una decisione, c’è una responsabilità. Attenzione ad accanirci contro le norme perché senza la norma, l’etica è solo speranza. L’IA generativa è un proSi dice che l’America inventa, la Cina copia, l’Europa regola. Porre le regole significa tutelare la persona. Attenzione ad accanirci contro le norme perché senza la norma, l’etica è solo speranza Le competenze tecniche specifiche diventeranno meno importanti della capacità di creare nuove esperienze e nuovi contenuti

RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=