Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

38 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE produrre nuova informazione e nuovi contenuti. E siamo al paradosso che buona parte dell’informazione che viene generata dai motori di ricerca è prodotta dall’IA. Abbiamo quindi il problema gravissimo di come favorire la creatività, la creazione di nuovi contenuti, in un mondo in cui il modo in cui è stato alimentato il motore di ricerca disincentiva la produzione di nuovi contenuti originali. L’Italia quindi forse fa bene a essere molto prudente nell’usare strumenti enormemente potenti ma che vanno gestiti con estrema attenzione, soprattutto al fatto creativo. Direi quindi che l’Italia esce abbastanza bene. Noi abbiamo il tema di stimolare la creatività, di adattare il mondo del lavoro a una situazione nella quale le competenze tecniche specifiche diventeranno meno importanti della capacità di creare nuove esperienze e nuovi contenuti. FABRIZIO BERNINI: “L’IA accelera i processi” Uno degli errori più grossi che abbiamo fatto è stato chiamare l’IA “intelligenza” perché questo ha deviato un po’ tutti facendo pensare che possa sostituire qualcosa. È dal 1952 che si lavora sull’IA e solo adesso si ha qualche risultato, perché comunque c’è più informazione in giro. Tuttavia, è uno strumento di lavoro del quale non possiamo fare a meno, ma è dirompente, non evolutivo, perché senza IA oggi non potrei più lavorare. Le nostre aziende fra cinque anni, se non hanno fatto niente sull’IA, non ci saranno più. Noi siamo un migliaio di persone e 500 di queste fanno i programmatori. Abbiamo un settore di robotica, un settore ovviamente di rinnovabili e un settore di innovazione. Tutte e tre le divisioni non possono più fare a meno dell’IA se vogliono essere competitive. Di recente ho chiesto di fare un’app importante. Di solito ci volevano 4-6 mesi per svilupparla. Con l’IA in due giorni e mezzo l’app è stata fatta. Il problema è che i miei 500 programmatori fra due anni non faranno più programmazione, ma dovranno abituarsi a utilizzare i sistemi di IA oppure potranno essere impiegati per realizzare nuovi prodotti e far crescere l’azienda in altri settori. Quindi bisogna puntare sulla formazione. Purtroppo l’università non ci aiuta: ingegneri presi tre anni fa oggi sono vecchi; poi hanno una cultura tale che magari con le Academy interne il problema si risolve. Vorrei tornare sul tema dei giovani che lasciano l’Italia. Non si è parlato del tempo libero di cui hanno bisogno. Il tempo libero diventa il welfare del futuro, quindi se io riuscissi nella mia azienda a fare prima le cose, a farle più velocemente, se il mercato mi permettesse, se la politica mi permettesse, potrei creare il welfare e recuperare una persona che viene da fuori lasciandogli in venerdì libero, perché per me è uguale. E i giovani vogliono questo: vogliono gestire il loro tempo. GIANFRANCO CARBONATO: “Attenti ai rischi dell’IA fisica” Credo che l’IA avrà un grande futuro anche nel settore manifatturiero perché c’è una velocissima evoluzione in corso, di cui si parla poco, che è quella dell’IA fisica. Le prime avvisaglie ci sono state con la cosiddetta IA agentica, che diventa proattiva nei confronti del mondo. L’evoluzione di questa IA fisica è stata annunciata a inizio di gennaio, da Wang, che è il capo di Nvidia, che tra l’altro è l’unica azienda che ha fatto finora tanti soldi nell’IA moltiplicando il proprio fatturato per mille in dieci anni. È stata annunciata in quel momento e un mese dopo è avvenuto un incontro tra il capo di Nvidia, appunto, il capo di Tsmc, che fa i chip, e il capo di Foscam, che fa le schede elettroniche. Questo incontro è avvenuto a Taipei, tutti e tre cinesi, e ha posto le basi dell’evoluzione dell’IA fisica. È quando l’IA agisce nel mondo fisico che c’è un problema di rischio. Per esempio, può capitare che un missile guidato dall’IA, invece di colpire una caserma, colpisca una scuola molto simile. C’è stato un gran discutere sul fatto che l’Europa faccia le regole e quant’altro. Credo che parlando di IA fisica dovremmo tornare a quando eravamo ragazzi e leggevaDi recente ho chiesto di fare un’app importante. Di solito ci volevano 4-6 mesi per svilupparla. Con l’IA in due giorni e mezzo l’app è stata fatta

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