45 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 In questo scenario che ruolo può giocare l’Ue? L’Unione europea si trova in una posizione particolare: non ha la forza industriale degli Stati Uniti nel digitale né la capacità di proiezione infrastrutturale della Cina, ma dispone di un elemento chiave, il potere regolatorio. Bruxelles può provare a influenzare gli standard globali, ma nella partita delle infrastrutture la regolamentazione da sola non basta. Per rafforzare il proprio ruolo l’Europa deve accompagnare le regole con investimenti e coordinamento strategico. Iniziative come il corridoio IMEC indicano una possibile evoluzione: costruire connessioni fisiche e digitali che rafforzino l’autonomia strategica europea. La vera sfida è passare da regolatore globale ad attore tecnologico completo, capace di incidere anche sulle infrastrutture. Quali margini ha l’Ue per tutelare la sicurezza delle proprie comunicazioni, sia dalle fughe di dati, sia dal danneggiamento fisico dei cavi sottomarini? La sicurezza delle comunicazioni si gioca su due piani. Il primo è quello digitale: proteggere i dati da attacchi informatici, accessi indebiti e interferenze. Il secondo è quello fisico: proteggere le infrastrutture da incidenti o attività ostili. L’Europa ha sviluppato un quadro avanzato sul primo fronte, mentre sul secondo sta accelerando, anche alla luce di episodi che hanno evidenziato la vulnerabilità dei cavi. Il margine di azione richiede un salto di qualità nel coordinamento: serve integrare politiche industriali, sicurezza e difesa, coinvolgendo operatori privati e istituzioni. In particolare, sarà sempre più importante sviluppare capacità di monitoraggio e risposta rapida, anche attraverso tecnologie avanzate. La protezione dei cavi in fibra ottica sta diventando una componente essenziale della sicurezza europea, al pari delle infrastrutture energetiche. Complessivamente il quadro regolatorio italiano è adeguato ad affrontare questa sfida oppure sarebbero necessarie nuove norme? L’Italia parte da una posizione di forza, essendo uno dei principali hub del Mediterraneo per i cavi sottomarini. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione istituzionale verso la protezione delle infrastrutture critiche e la dimensione subacquea. Più che nuove norme isolate, serve una strategia integrata che tenga insieme sicurezza, sviluppo industriale e politica estera. In questo senso, un primo segnale concreto si intravede nell’esperienza del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea inaugurato a fine 2023 a La Spezia, che rappresenta un tentativo di mettere a sistema competenze civili, militari e industriali. Iniziative di questo tipo vanno nella direzione giusta, ma dovranno essere consolidate e accompagnate da una visione di lungo periodo. La sfida non è solo difensiva: è anche un’opportunità per consolidare il ruolo dell’Italia come snodo strategico tra Europa, Africa e Asia, con benefici economici e geopolitici di lungo periodo. Per l’Europa la vera sfida è passare da regolatore globale ad attore tecnologico completo, capace di incidere anche sulle infrastrutture Foto rubelbg © 123RF.com
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