46 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 A colloquio con Antonello TESTA di Brunella Giugliano Il mare come LEVA STRATEGICA rescita, sostenibilità, innovazione e geopolitica: Antonello Testa, Coordinatore Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare – Ossermare, legge l’economia del mare come uno dei principali motori di sviluppo del Paese. Dalla portualità alla cantieristica, dal turismo alla ricerca, fino alla dimensione subacquea e alle tecnologie spaziali, la Blue Economy italiana appare sempre più come un sistema integrato da governare con visione industriale e capacità di fare rete. Dottor Testa, gli ultimi rapporti di OsserMare delineano un’economia del mare con numeri importanti. Ci descrive qual è lo scenario attuale? L’economia del mare italiana è oggi una delle infrastrutture economiche più rilevanti del Paese per dimensione e crescita. Il valore aggiunto diretto è di 76,6 miliardi di euro, che sale a 216,7 miliardi considerando l’impatto complessivo, pari all’11,3% del Pil, con oltre 232mila imprese e più di un milione di occupati. Il dato più significativo è la crescita del 15,9%, superiore alla media nazionale, che conferma come il mare non sia più solo una vocazione storica ma un motore di sviluppo contemporaneo. Integra filiere diverse e contribuisce alla competitività del sistema Paese, rendendo necessaria una visione strategica che lo ponga al centro della politica industriale. Quali filiere stanno davvero trainando la crescita e quali restano ancora sottovalutate? Le filiere che trainano la crescita sono quelle più mature e internazionalizzate, in particolare turismo costiero, nautica da diporto, portualità commerciale, logistica integrata e cantieristica navale, comparti che hanno saputo innovare e adattarsi al mercato. Accanto a queste, restano ancora sottovalutati ambiti destinati a diventare centrali, come biotecnologie marine, ricerca scientifica, acquacoltura sostenibile, tecnologie per gli ecosistemi marini, digitalizzazione dei porti, sicurezza e osservazione satellitare. Settori meno visibili ma ad alto contenuto tecnologico, su cui si giocherà la competitività futura, in un equilibrio fra tradizione e innovazione che richiede una visione più integrata. Il Mediterraneo è tornato centrale ma anche più instabile. Come reagisce il mondo del mare ai cambiamenti delle rotte e ai nuovi dazi? Il Mediterraneo sta vivendo una fase di forte trasformazione, con una rinnovata centralità ma anche con crescente complessità geopolitica. Tensioni internazionali, crisi regionali e nuovi dazi stanno modificando rotte e flussi logistici globali. Il sistema del mare reagisce puntando su diversificazione delle rotte, intermodalità, digitalizzazione dei processi portuali e doganali, e maggiore resilienza delle catene di approvvigionamento. Antonello Testa, Coordinatore Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare – Ossermare C
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