Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

65 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 esaurisca nell’acquisto di uno strumento, mentre l’ostacolo è invece finalizzare un’adozione solida. I dati Istat parlano chiaro: le imprese che hanno valutato l’IA senza poi investire sono frenate soprattutto dalla mancanza di competenze, dall’incertezza normativa, dalla scarsa qualità dei dati e dalle questioni legate alla privacy. Inoltre, spesso decidono di non procedere perché i costi dell’adozione sono noti, mentre i benefici economici e competitivi risultano più difficili da stimare con precisione. Dove si inceppa più spesso il passaggio dalla ricerca al mercato? Il punto critico è nel tratto intermedio, tra il risultato scientifico e la sua industrializzazione. È qui che si apre la cosiddetta “valle della morte”, un territorio ad alto rischio dove la tecnologia esiste ma non è ancora matura e pronta per il mercato, e dove le imprese spesso non dispongono delle competenze o delle risorse per attraversarla. Banca d’Italia lo documenta con precisione: la produzione scientifica Stem italiana è di alta qualità, ma i brevetti delle imprese restano concentrati su tecnologie tradizionali e il trasferimento tecnologico accusa ritardi strutturali. In quali ambiti vedete oggi il maggiore bisogno di accompagnamento tecnologico? I bisogni più forti emergono là dove la tecnologia deve integrarsi nei processi reali, senza restare confinata ad una fase dimostrativa. Le imprese oggi non chiedono solo quale tecnologia scegliere, ma come inserirla nei flussi operativi, come misurarne il ritorno sull’investimento e come sviluppare le competenze interne per governarla nel tempo. Gli ambiti dove questo bisogno è più acuto sono la valorizzazione dei dati industriali, l’integrazione tra automazione e IA, la cybersecurity dei sistemi OT, il digital twin, la robotica avanzata e la manifattura additiva. Robotica avanzata, a che punto siamo? Siamo oltre la fase sperimentale, ma ancora lontani dalla diffusione capillare di cui il Paese ha bisogno. L’International Federation of Robotics colloca l’Italia nel gruppo dei Paesi dell’Europa occidentale nella top 20 mondiale per densità robotica, in un’Europa che con 231 robot ogni 10mila addetti manifatturieri si posiziona ampiamente sopra la media globale di 132. La frontiera competitiva oggi, però, riguarda la robotica avanzata, integrata con l’IA, la convergenza tra sistemi IT e OT, la sicurezza funzionale, la cybersecurity e la flessibilità produttiva, anche per lotti piccoli e ad alta variabilità. Come ridurre la distanza tra ricerca e applicazione industriale? Riducendo il divario tra chi genera conoscenza e chi deve trasformarla in prodotto, processo o impianto, e rendendo continua la filiera che li collega. La risposta, infatti, sta in progetti congiunti tra imprese e centri di ricerca. Per raggiungere il tessuto produttivo diffuso, serve inoltre una presenza territoriale strutturata: portare i centri di competenza dove le imprese operano, con un approccio Hub-Spoke, è la strada più concreta. Laboratori del Competence Center di Torino

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