Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

64 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Intervista a Enrico PISINO di Brunella Giugliano el pieno di una competizione globale sempre più serrata su Intelligenza artificiale, tecnologie abilitanti e trasferimento della conoscenza, l’Italia rischia di restare spettatrice se non accelera sulla costruzione di un’infrastruttura nazionale capace di accompagnare davvero le imprese del made in Italy nell’innovazione. Per Enrico Pisino, Ceo di CIM, il Competence Center per la trasformazione digitale e sostenibile dell’industria manifatturiera con sede a Torino, la priorità dei prossimi cinque anni è chiara: mettere a sistema competenze, centri di testing e sviluppo, incentivi selettivi, startup e scale-up, rafforzando in modo strutturale il legame tra ricerca e industria. Un cambio di passo che, sottolinea, deve partire dai bisogni concreti delle imprese e tradursi in percorsi di sperimentazione in contesti preindustriali, sviluppo delle competenze e accompagnamento all’adozione nei processi produttivi. Quali sono le nuove tecnologie a cui state lavorando e che cosa differenzia CIM dagli altri enti di ricerca? Il nostro perimetro tecnologico è quello delle grandi transizioni in atto: digitale e green. Lavoriamo su Intelligenza artificiale, digital twin, robotica, realtà virtuale e aumentata, cybersecurity, edge e cloud computing, 5G, IoT e manifattura additiva. Ciò che distingue CIM dai centri di ricerca universitari o privati è la missione: non sviluppiamo tecnologie, le traduciamo in applicazioni industriali concrete e immediatamente attuabili. Operiamo come ponte operativo tra università e impresa, con linee pilota dove le soluzioni vengono realizzate, testate e validate in condizioni preindustriali. Ingegnere Pisino, l’IA sta ridefinendo il panorama industriale. Come valuta l’attuale livello di adozione nelle aziende italiane? L’adozione sta accelerando, ma sarebbe un errore leggerla con ottimismo acritico. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizza almeno una tecnologia di IA, il doppio rispetto all’8,2% del 2024. Tra le grandi imprese si tocca il 53,1%, mentre nelle Pmi ci si attesta al 15,7%. Il segnale positivo è che il mercato si è mosso. Il dato che tuttavia non va sottovalutato è che l’83,6% delle imprese italiane non ha ancora adottato alcuna soluzione di IA, spesso perché le micro e piccole imprese non hanno ancora completato quel primo livello di digitalizzazione di base senza il quale qualsiasi tecnologia più avanzata rimane inaccessibile. Quali sono i vantaggi più concreti e i rischi più sottovalutati per le aziende? I vantaggi reali riguardano l’efficientamento dei processi industriali con conseguente incremento della produttività. Il rischio più sottovalutato è credere che l’adozione si IA E INDUSTRIA: l’Italia alla prova dell’innovazione N Enrico Pisino, Ceo di CIM

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