76 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Intervista a Giuseppe ROMA di Paolo Mazzanti el 2025 il turismo ha fatturato 237 miliardi di euro, contribuendo per oltre il 13% all’occupazione nazionale, con 479 milioni di presenze turistiche, il 2,3% in più del 2024. A trainare la crescita del settore sono stati soprattutto i flussi internazionali, che hanno generato 57 miliardi di spesa. Il 2026 era iniziato bene, ma le tensioni geopolitiche culminate nella guerra in Iran, il conseguente aumento dei prezzi energetici e il rischio di problemi nei collegamenti aerei fanno temere per i prossimi mesi. Ne parliamo con il sociologo Giuseppe Roma, presidente del Touring Club di Roma e vicepresidente nazionale. Presidente, sono fondate le preoccupazioni per il futuro del turismo? I fattori di potenziale rallentamento delle attività turistiche non vanno sottovalutati, ma neppure enfatizzati. Dobbiamo ricordare che la crescita delle attività turistiche è un tratto strutturale della globalizzazione, che ha visto un aumento generale dei redditi e ha diffuso ovunque il desiderio di viaggiare. E il nostro Paese resta tra le mete più attrattive e desiderate del mondo. I rischi riguardano soprattutto i collegamenti aerei e potrebbero influire sui turisti che vengono da molto lontano, dalle Americhe e dall’Asia. Ma dobbiamo ricordare che la grande maggioranza dei turisti stranieri vengono in Italia dall’Europa. Nel 2025 gli arrivi di stranieri sono stati 92 milioni (dagli 87 del 2024): di questi, 62 milioni sono venuti dall’Unione europea, 18 da altri Paesi europei non Ue, dagli Stati Uniti 4 milioni, dal Canada 1,2 milioni e dall’Asia 3,5 milioni (di cui 300mila giapponesi). I turisti russi sono stati solo 235mila. E poi cominciano a vedersi i turisti dalla regione caucasica e dall’Africa. Gli americani spendono di più anche perché il loro soggiorno medio è di 8,8 giorni contro i 3,5 giorni degli europei. Vuol dire che non dobbiamo preoccuparci? No, significa che il mercato turistico offre molte opportunità e che al venir meno di alcuni flussi, se ne possono sostituire altri. Per esempio, la crisi che sta colpendo il Golfo e il Mar Rosso potrebbe indurre molti turisti europei che erano abituati a quelle destinazioni, a scegliere il Mediterraneo, che è più sicuro. E lo stesso vale per gli italiani, che quest’anno potrebbero restare di più in patria. Per questo sarebbe utile in questa fase puntare di più sui mercati europei e sul mercato nazionale. Poi certo, se l’aumento dei prezzi energetici dovesse perdurare e generare inflazione e ridurre il tenore di vita anche in Europa, questo influirebbe sul turismo, che è molto sensibile alle variazioni di reddito e anche alle aspettative psicologiche. IL TURISMO 2026 TRA GUERRE, integrazione e sostenibilità N Giuseppe Roma, vicepresidente nazionale del Touring Club
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