Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

77 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Dal punto di vista dell’offerta turistica abbiamo fatto dei passi avanti? Qui purtroppo siamo ancora inchiodati ai pochi punti forti delle città d’arte (Roma, Firenze, Venezia e Pompei/Napoli) più alcune località di mare e di montagna. Dovremmo avere invece molti più punti medi per differenziare offerta e destinazioni. È ovvio che chi viene in Italia per la prima volta voglia concentrarsi sulle grandi città d’arte. Ma a chi ritorna dovremmo poter offrire altre opportunità, altre esperienze, tenendo conto che ogni metro quadrato del nostro Paese esprime valori culturali e ambientali. Per fortuna è sempre più frequente fra i giovani andare a esplorare località meno note scoperte attraverso internet. Mi è capitato di incontrare una giovane coppia di sposini coreani ingegneri della Samsung che erano stati tre giorni a Roma e poi sul lago di Garda e poi in Salento e si erano organizzati il viaggio da soli. Ma questo “turismo fai da te” incide ancora poco sui grandi numeri. Che cosa dovremmo fare per organizzare meglio l’offerta? Punterei a rafforzare il turismo residenziale marino e montano. Per quel che riguarda il mare, Rimini e la riviera romagnola restano l’unica offerta strutturata di media permanenza, anche se subiscono la concorrenza della Croazia, che attrae parecchi turisti tedeschi. La Puglia è cresciuta ma è ancora una destinazione poco strutturata e direi “spontaneista”. Si parla molto di destagionalizzazione. È un obiettivo realistico? La destagionalizzazione riguarda sostanzialmente il turismo culturale legato alle città d’arte e il turismo d’affari legato alle fiere e ai congressi, settore dove il nostro Paese può ancora crescere. Il mare e la montagna sono più difficili da destagionalizzare. E che pensa degli “altri turismi”, da quello enogastronomico a quello naturalistico? Queste nuove forme di turismo stanno crescendo molto. Ormai il turismo enogastronomico è una realtà consolidata, tra lezioni di cucina e degustazioni di vini, visite alle cantine, esposizioni d’arte nelle vigne. È molto importante il turismo outdoor legato all’attività fisica, in bicicletta o a piedi e alla sostenibilità. Così come sta crescendo il turismo dei borghi minori, che attira sia i giovani sia un pubblico altospendente. Ma anche questa offerta andrebbe meglio organizzata. A che tipo di organizzazione pensa? Prendiamo il turismo dei cammini. In Spagna c’è il cammino di Santiago, che è ben strutturato e attira centinaia di migliaia di turisti-pellegrini. Noi di cammini ne abbiamo un centinaio, molto cresciuti da quando nel 2016 il ministro della Cultura e Turismo Franceschini varò l’anno dei cammini e i primi bandi per finanziarli. Andiamo dalla Foto Pistolesi Andrea © AGF

RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=