Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

79 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 via Francigena al cammino degli dei tra Firenze e Bologna. E ne nascono di nuovi, come il cammino tra Faenza e Pisa, sempre attraverso l’Appennino. Noi del Touring certifichiamo la qualità dei cammini, che vanno organizzati con punti di ristoro e pernottamenti, manutenuti con adeguata segnaletica e cura del verde, adeguatamente controllati e comunicati. Eppure, non è sempre facile coordinare gli enti locali, che dovrebbero collaborare per far vivere e promuovere questi attrattori turistici e naturalistici. Si parla molto di overtourism. Come affrontarlo? A Venezia c’è chi vorrebbe ampliare il ticket per entrare in città e chi vorrebbe sostituirlo con altri sistemi di “filtraggio”. Lei che cosa ne pensa? A Venezia il problema riguarda i turisti giornalieri che vengono in pullman e si fermano 4-5 ore. Il filtraggio dovrebbe riguardare i pullman. In passato avevamo proposto di far precedere il giro a Venezia con una visita in terraferma a un Centro di informazioni dove spiegare la storia della città e dei suoi monumenti. A Roma, per esempio, l’area del Colosseo è il primo sito culturale italiano con 14 milioni di turisti, mentre Ostia Antica, anch’essa molto suggestiva, fa meno di 300mila visitatori. La domanda tende naturalmente a concentrarsi e va per quanto possibile organizzata. Che suggerimenti darebbe alle istituzioni e alle imprese turistiche? Bisogna capire che il turismo è una vera industria e come tale va pensata e gestita. Per certi aspetti gestire un grande albergo è più difficile che gestire una fabbrica. Ed è un’industria che deve integrare molti sistemi diversi: trasporti, ospitalità, ristorazione, musei, eventi, marketing e comunicazione. Tutti sistemi che devono collaborare tra loro, altrimenti il turismo non decolla. Le faccio l’esempio di Genova che è una città artistica, con un water front bellissimo, l’acquario più importante d’Europa, eventi fieristici importanti, traffico crocieristico, ma con trasporti ferroviari e aerei ancora carenti. E questo ne frena il decollo. l turismo sostenibile “è un approccio responsabile al viaggio che mira a proteggere l’ambiente, preservare le culture locali e sostenere le comunità”. Le origini del fenomeno risalgono agli anni Ottanta e la sua evoluzione ha seguito da vicino quello di “sviluppo sostenibile” definito per la prima volta nel cosiddetto “Rapporto Brundtland” dell’Onu nel 1987. Anche il Vertice della Terra di Rio de Janeiro del 1992, che ha portato all’Agenda 21 (elenco di propositi per il XXI secolo) ha menzionato in modo esplicito anche il turismo. Nel 1995, alla Conferenza mondiale di Lanzarote, è stata poi elaborata la prima “Carta del Turismo Sostenibile”, un quadro di riferimento internazionale per le attività turistiche rispettose dell’ambiente e delle culture delle singole località. Nel 2002, infine, la “Dichiarazione di Cape Town” ha chiesto a governi, imprese e attori sociali di impegnarsi a sviluppare precise linee guida per il turismo sostenibile. Gli anni Duemila sono stati segnati da un forte sviluppo di questo tipo di turismo, con l’estensione dei primi marchi di sostenibilità pure al settore turistico (Ecolabel, 2003), i primi studi sulle dimensioni del fenomeno a livello internazionale e l’inizio della collaborazione tra organismi diversi, come Wto, Programma per l’Ambiente dell’Onu e International Ecotourism Society per la promozione e la diffusione del turismo sostenibile. Un passaggio cruciale è avvenuto nel 2015 quando il turismo sostenibile è stato riconosciuto dall’Onu come uno dei mezzi indicati per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. Il turismo sostenibile si basa su alcuni principi essenziali, a partire dalla responsabilità ambientale, che ha l’obiettivo di ridurre l’impatto ecologicoepreservare le risorse naturalidei luoghi che visitiamo. Latutela socioeconomica a lungo termine delle comunità e del patrimonio artistico, culturale e tradizionale è un altro aspetto fondamentale del turismo sostenibile. (P.M.) LE TAPPE DEL TURISMO SOSTENIBILE I

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