18 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 iciotto Stati africani coinvolti; 76 progetti avviati in sei aree (acqua, energia, agricoltura, formazione e cultura, infrastrutture, salute); interventi deliberati per 1,2 miliardi, più 4 miliardi di garanzie Sace; avviata la conversione del debito dei pae- si africani meno sviluppati per 269 milioni. Sono queste le cifre più significative del Piano Mattei contenute nella Relazione al Parlamento consegnata il 30 giugno scorso. Il piano, varato nel 2023, viene definito “partenariato strategico e paritario, basato su interessi condivisi, con identificazione congiunta delle priorità nel rispetto delle sovranità nazionali”. Insomma, un modello di cooperazione paritaria, che s’ispira all’azione del fondatore dell’Eni, Enrico Mattei. Quindi, come ripete la premier Meloni, un atteggiamento “non predatorio” verso i paesi africani, ma anche un’evoluzione rispetto all’orientamento assistenziale della “politica del dono” della Cooperazione allo Sviluppo. Il Piano Mattei sta operando in un orizzonte non facile. È vero che nel 2025 il Pil africano è aumentato del 4%, ma i conflitti che travagliano il continente, l’indebitamento di molti Stati e la minaccia del cambiamento climatico e della desertificazione rischiano di frenarne la crescita. Per di più, a livello globale gli aiuti allo sviluppo dei paesi ricchi si sono ridotti nel 2025 del 23%, da 212 a 163 miliardi di dollari. Ha pesato soprattutto la cancellazione di molti programmi americani di UsAid decisa dal Presidente Trump, ma anche altri paesi occidentali hanno ridotto i propri stanziamenti, sicché oggi la Germania ha superato gli Stati Uniti. Il nostro Paese ha mantenuto gli aiuti allo 0,3% del Pil e, a causa delle riduzioni degli altri Stati, ha superato la media Ocse. Va comunque rilevato che il Piano Mattei non ha previsto stanziamenti aggiuntivi, ma l’utilizzo D Piano Mattei, A CHE PUNTO SIAMO Foto moovstock © 123RF.com di Paolo Mazzanti
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