Civiltà del Lavoro, n. 3/2026

27 Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 PRIMO PIANO cipali motori dello sviluppo industriale del continente. Le imprese italiane sono impegnate in progetti che rafforzano la competitività dei sistemi economici africani e creano le condizioni per nuovi investimenti produttivi. Tra i molteplici esempi penso alle infrastrutture di connessione come Elmed e BlueMed, destinate a rafforzare rispettivamente l’integrazione energetica e digitale tra Europa e Nord Africa. Ma anche il progetto in Kenya per lo sviluppo dei biocarburanti avanzati, che coniuga investimenti industriali, decarbonizzazione e sviluppo delle produzioni agricole locali; oppure la proposta attualmente allo studio di un nuovo cavo sottomarino fra Algeria, Tunisia e Italia – con rotta alternativa a quelle esistenti e approdo a Genova – per garantire più capacità e ridondanza sul traffico dati a supporto degli importanti piani di digitalizzazione in corso nei pae- si nordafricani. Sono iniziative che raccontano il cambio di approccio del Piano Mattei: non interventi isolati, ma progetti costruiti in una logica di partenariato, capaci di creare infrastrutture, sviluppo, lavoro e valore duraturo nei territori. Nella relazione con l’Italia e le imprese italiane, a quali aspetti sono principalmente interessati i paesi africani aderenti al Piano? I nostri interlocutori africani non cercano soltanto forniture. Accanto alla crescita degli scambi commerciali, aumenta la domanda di investimenti produttivi e collaborazioni industriali. Lo conferma lo stock degli investimenti diretti italiani nel continente, che ha superato i 30 miliardi di euro al 2024 (Fonte: Osservatorio economico Maeci). L’Africa sta diventando un luogo di produzione, innovazione e industrializzazione, non soltanto di estrazione di materie prime e agricole. Per questo ci chiedono partnership capaci di generare valore, creare sviluppo nei territori e costruire filiere produttive sempre più integrate. È questo il cambiamento più importante: non limitarsi a vendere prodotti o realizzare singoli investimenti, ma progettare insieme la crescita. La formazione del capitale umano è un tema cruciale per le imprese, che notoriamente faticano a trovare personale qualificato. Il Piano Mattei può rappresentare un apripista in tal senso? Senza dubbio. La formazione è uno dei pilastri del Piano Mattei e una delle richieste che emerge con maggiore frequenza nel dialogo con i partner africani. Un esempio concreto è il Tech Skills Forum che si è svolto al Cairo il 5 e 6 giugno, dove sono stati siglati accordi tra Scuole di Tecnologia applicata egiziane e Its Academy italiani nei settori della meccatronica, della chimica, del tessile, della salute e dell’agroalimentare, con la partecipazione di imprese nostre associate. La formazione è necessaria a costruire competenze condivise tra sistemi produttivi e filiere integrate. È questo il valore aggiunto del Piano Mattei: investire nelle persone per rafforzare una crescita comune, a beneficio dell’Africa e dell’Italia. Molti progetti richiedono grandi operatori, ma attorno ad essi si sviluppano forniture, tecnologie, servizi e competenze specialistiche in cui le Pmi italiane esprimono il loro maggiore valore aggiunto Foto mikkiorso © 123RF.com

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