Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 35 statue dei Santi Protettori. Si intrecciano quindi fede religiosa, commercio o attività produttiva e arte in un insieme che non ha uguali. Ecco, vedete che i maestri di pietra e legname, che hanno come stemma un’ascia, vogliono il tabernacolo con i Santi Quattro coronati. Perché? Perché i Santi Quattro, martiri del primo Cristianesimo, sono degli artigiani, degli artefici. Vedete che nella predella è raffigurata una bottega in piena attività con la squadra, il compasso, l’archipenzolo, tutti gli strumenti dell’arte, e stanno scolpendo chi una colonna tortile e chi una statua a grandezza naturale. Quindi è veramente una rappresentazione preziosa dei lavori in atto. (Nanni di Banco, I Santi Quattro Coronati, 1409-1415/16. Orsanmichele, Firenze). Per l’arte dei beccai, che riuniva macellai e pescivendoli, il protettore è San Pietro pescatore, come sappiamo dal Vangelo. La sua figura viene scolpita da Filippo Brunelleschi, l’architetto della cupola e dell’Ospedale degli Innocenti. (Filippo Brunelleschi, San Pietro, 1410-12. Orsanmichele, Firenze). Con Lorenzo Ghiberti, invece, si affronta il tema del patrono di Firenze, San Giovanni Battista, che protegge l’Arte di Calimala, l’arte dei mercanti, rappresentata dall’emblema dell’aquila che ricordavo poco fa. (Lorenzo Ghiberti, San Giovanni Battista, 1412-16. Orsanmichele, Firenze). Il Donatello raggiunge il capolavoro di San Giorgio, che è un Santo guerriero, per l’arte degli spadai e corazzai. E quindi, nel Quattrocento, le arti sono orgogliose dei propri emblemi, dei propri santi protettori, ma soprattutto della concorrenza tra loro per la miglior realizzazione artistica. (Donatello, San Giorgio, 1416-20. Orsanmichele, Firenze). E questa è la chiave di volta per capire la fioritura dell’arte rinascimentale. Il grande storico dell’arte Giorgio Vasari, che era aretino ma lavorò a Firenze per molta parte della sua vita, si domandò, mentre scriveva le vite degli artisti, che rimane un monumento della letteratura italiana: perché tanti ingegni a Firenze, perché tutti insieme? E dette due spiegazioni, una, a carattere fisiologico ben poco credibile: l’aria sottile della Valle dell’Arno favorisce la fioritura degli uomini illustri. E questa la crediamo poco, visto che il clima continentale di Firenze ci sottopone a grandi freddi, a grandi caldi e non certo a un’aria sottile. La seconda è più interessante: perché committenti religiosi e civili, artisti di tutti i ranghi, competevano fra loro per chi raggiungeva il risultato migliore, per chi presentava alla città il capolavoro più nobile, più alto. Questa forse è una delle chiavi più interessanti per capire il perché di questa straordinaria fioritura, di cui vi mostro soltanto pochi altri esempi. Qui siamo nel Cinquecento avanzato, abbiamo fatto il salto nel secolo successivo. Il principe Francesco de’ Medici, contemplativo, studioso della natura, “saturnino” dicevano allora per il suo umore spesso malinconico, si rifugia, uscendo dalla grande

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