Il lavoro, la passione del fare 44 passate da noi, ma anche con un territorio che, viceversa, si vede passare autotrasportatori importanti. Stiamo investendo sempre di più. L’ultima realizzazione che abbiamo fatto è stata la nostra mensa, il Quisimangia, che è appunto una mensa progettata da Carlo Ratti, che in effetti viviamo molto di più come un’opera architettonica all’interno del territorio. È uno scambio, quindi, costante, quello che vogliamo fare. Questo radicamento credo porti, nel tempo, a un’intersezione con tutti quelli che sono gli attori che vivono attorno ai nostri siti produttivi, ne abbiamo sparsi per l’Italia, con tutto quello che è il territorio che in effetti ci vive in modo molto profondo, credo. TONIA CARTOLANO Senta Cavaliere, quando lei diceva questa cosa, mi veniva il pensiero che essere così radicati sul territorio, è una sorta di provocazione quella che le faccio, possa costituire una sorta di diminutio verso una dimensione internazionale dell’azienda. Non vorrei essere cattiva, ma quanto questo rapporto così stretto col territorio, così radicato con la comunità, vi toglie qualcosa e quanto invece è valore aggiunto? FRANCESCO MUTTI È una bellissima domanda. Non credo sia una diminuzione il fatto del radicamento sul territorio, è una scelta il fatto di continuare a essere 100% made in Italy, è una scelta che ci pone delle sfide quotidiane. Noi nel 2024 abbiamo fatto un meno 25% rispetto ai nostri obiettivi di produzione in un’area che ha perso oltre il 30%. E tu ti chiedi: ma quanto, in effetti, è necessario e indispensabile? Non è il legame con il territorio però che ci vincola. Oggi l’azienda sviluppa quasi il 65% del proprio fatturato all’estero, ma il 100% della produzione in Italia, 100% del pomodoro è made in Italy. Non è questo legame che ci impedisce di uscire, è una scelta di qualità del prodotto. Ancora una volta è una ricerca di eccellenza che ci fa dire che la qualità oggi raggiunta dal pomodoro italiano è assolutamente unica e straordinaria; fatichiamo a trovare lo stesso livello all’estero. Andare a produrre anche all’estero rischia di essere una diminuzione. Poi, se mi chiede se ci abbiamo mai pensato, le rispondo che lo abbiamo fatto costantemente. Ripeto, dopo il 2024 con un problema di supply chain fondamentale – perché non possiamo ricostituirla e non possiamo acquistarla ovviamente dall’esterno
RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=