Il Lavoro, la Passione del Fare. Dalla bottega del Rinascimento all'Intelligenza artificiale

Il lavoro, la passione del fare 67 Ci porta un po’ di casi di quelli che le hanno scritto le mail, di cui mi raccontava al telefono? Di giovani che hanno detto che andare via non è una fuga ma una ricerca di futuro. Come avete messo insieme queste due cose? Perché poi quando facciamo andare via i giovani, che cosa significa? Che abbiamo messo delle fiches di formazione su persone che poi vanno a raccogliere all’estero il frutto della formazione sulla quale noi abbiamo investito. E probabilmente non ritornano. Ecco, come si mette insieme la necessità di continuare a investire sui giovani, ma coniugandola anche col rischio che poi questi giovani, il raccolto lo vadano a far fare ad altri? STEFANIA BRANCACCIO Cavaliere del Lavoro, Vicepresidente Coelmo È andato via davvero un giovane con un lavoro a tempo indeterminato, un ottimo livello. Mi apre la porta e dice: “Io vado via”. E dico: Come vai via? Per cosa? “Perché vado a trovare un luogo dove posso vedere il mio futuro”. Questo ragazzo è stata la nostra lezione. Giustamente mi dicevi, cosa possiamo fare noi? Noi siamo di quelle aziende che stanno crescendo. Crescendo come? Viceversa, stiamo imparando dai ragazzi, dai giovani. Perché nelle nostre aziende i ragazzi non vengono sentiti. Noi lo sappiamo, vediamo i nostri consigli di amministrazione, ci riuniamo nei consigli, siamo soltanto noi vecchi. Vedevo dei giovani che assistevano alla riunione, poi gli ho detto, scusa, ma voi che cosa ne pensate? “Noi? Perché, possiamo dire la nostra?” Ecco. Una ragazza che mi ha detto: “il mio perimetro qui è troppo piccolo”. Ci ha fatto riflettere. Perché noi siamo imprenditori, certo, perché dobbiamo fare innovazione, è normale, dobbiamo crescere, ma è l’attenzione al nostro personale che dobbiamo avere. Bene, questi ragazzi che scappano e non scappano, ma vanno a provare fuori, questi ragazzi ci stanno dando una lezione. Ci stanno dicendo che le leggi, la nostra struttura di lavoro è vecchia, non funziona, non va bene. Noi parliamo di partecipazione, di crescita, sono cervelli, sono pronti a darci il loro contributo ma noi non li ascoltiamo. E allora vanno in quei territori, vanno in quelle altri parti, magari nelle grandi aziende dove però vengono ascoltati, stranamente vengono considerati. Noi li consideriamo ancora giovani. Loro non vogliono i ruoli da noi, quinto livello, terzo livello o anche Ceo. No, vogliono un lavoro dove si possano vedere proiettati nel futuro. Noi diamo lavoro a questi ragazzi nel quale non vedono il loro futuro e il futuro non è la casa o una cosa. Non si vedono realizzati nella crescita.

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