Il lavoro, la passione del fare 73 LINDA LAURA SABBADINI Statistica, già Direttrice Istat Intanto grazie mille Presidente per questo invito, sono molto felice di essere qui. Discussione stimolante. Partendo dai numeri diciamo che, molto sinteticamente, siamo in una situazione in cui i giovani sono pochi, siamo passati dalla metà degli anni ’90 in cui erano circa 15,2 milioni a 10,4 milioni, nonostante ci sia stato un ingresso di 2 milioni di giovani al di fuori dell’Europa, dell’Ue. Questo ce la dice lunga. Sono, secondo me, non adeguatamente istruiti, perché ci dobbiamo sempre ricordare che il livello di competenze di coloro che escono dalla scuola secondaria superiore purtroppo non è elevato. Abbiamo una parte molto ampia, che arriva quasi alla metà, che non arriva a livelli di istruzione sufficienti. Questo è un secondo problema di sistema, grave. Terzo elemento, quello che dicevi, anche a livello femminile la percentuale dei nostri laureati è molto più bassa degli altri paesi avanzati. Stiamo parlando di giovani da 25 a 34 anni. In Corea le donne laureate stanno al 75%, nel nostro Paese stanno al 38% e ci confrontiamo con un Regno Unito che ha superato il 50%. Come pure, per esempio, la Francia o anche i paesi nordici e così via. Quindi, attenzione! Forte depauperamento delle risorse umane giovanili comprese quelle femminili. Eppure, siccome le donne sono più istruite degli uomini, da questo punto di vista pensiamo che la situazione sia migliore. In realtà è critica anche per loro. Il problema che si pone è un problema anche di circolarità, e poi arriviamo più specificamente alle donne, e cioè: noi abbiamo uno stock di laureati che è molto basso sia perché abbiamo pochi giovani, sia perché la fecondità è molto bassa da decenni da noi, senza che si sia fatto nulla, perché una delle cose che si doveva fare era quello che è stato fatto nella maggior parte dei paesi: adottare strategie di conciliazione dei tempi di vita, di condivisione e responsabilità genitoriale, di superamento della child penalty per le donne nel mercato del lavoro. Nessuno, nessun governo ha mai affrontato questa come una questione prioritaria da risolvere. Prima o poi i vari governi avanzati europei ci sono arrivati, noi stiamo ancora aspettando. TONIA CARTOLANO Anche se gli indici di fertilità non è che vadano molto meglio anche oltre l’Italia. Un po’ meglio, ma neppure tanto l’Ungheria di Orbán, eppure, ha dato un’iniezione per quanto riguarda il lavoro.
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