Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

24 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE di Patrizio BIANCHI Il lavoro tra COSTITUZIONE E FUTURO n un’epoca segnata da trasformazioni profonde e spesso difficili da interpretare, il tema del lavoro torna al centro della riflessione pubblica. Non si tratta soltanto di economia o di occupazione, ma del ruolo che il lavoro continua a svolgere nella costruzione della democrazia e della coesione sociale. Quando ci troviamo disorientati, abbiamo un punto fermo: la nostra Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e questa non è una semplice affermazione formale, ma una scelta precisa: costruire una società basata sulla partecipazione, in cui ogni cittadino contribuisce, secondo le proprie possibilità, al progresso materiale e spirituale della comunità. Il lavoro è quindi inseparabile dal principio di solidarietà. Diritti e doveri si tengono insieme, così come si tengono insieme sviluppo economico e sviluppo umano. In questo quadro, anche l’educazione assume un valore centrale: non è un costo, ma una componente strutturale della creazione di valore. Non a caso, le politiche educative sono le vere politiche industriali di oggi, perché determinano la capacità di un Paese di innovare, competere e includere. Il contesto globale in cui ci muoviamo è profondamente cambiato. Negli ultimi decenni il Pil mondiale è passato da circa 3,4 trilioni di dollari nel 1970 a oltre 105 trilioni nel 2023, mentre la popolazione globale è più che raddoppiata. Questo processo ha generato crescita, ma anche forti squilibri. Alcuni passaggi storici hanno accelerato queste dinamiche: • l’entrata della Cina nel Wto, che ha ridisegnato le catene globali del valore e spostato enormi quote di produzione; • la nascita dell’euro, che ha segnato una nuova fase dell’integrazione europea, ma anche l’inizio di una competizione più intensa tra sistemi economici. In particolare, si osserva come: • la crescita economica sia stata accompagnata da un aumento delle disuguaglianze in grandi economie come Stati Uniti e Cina; • l’Europa abbia mantenuto livelli più contenuti di disuguaglianza, ma con una crescita più lenta; • le grandi crisi globali – dalla crisi finanziaria del 2008 alla pandemia, fino alla guerra in Ucraina – abbiano reso evidente la fragilità del sistema. A questo si aggiungono due grandi sfide strutturali, il cambiamento climatico e la dinamica demografica, che nessun Paese può affrontare da solo. In questo scenario, l’Europa ha una responsabilità decisiva. La sua storia recente dimostra che cresce quando è unita e si indebolisce quando si frammenta. La sua forza risiede nella capacità di coniugare sviluppo economico, coesione sociale e valori condivisi. Ed è essen- Patrizio Bianchi I L’intervento del titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed uguaglianza presso l’Università di Ferrara

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