30 Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 CONVEGNO NAZIONALE LINDA ORSOLA GILLI: “Una società di persone per le persone” L’impresa nasce e resta prima di tutto una comunità di persone. È questa l’eredità di mio padre, fondatore di Inaz e inventore del “foglio paga”, che aveva colto prima di molti altri l’importanza di qualificare il lavoro amministrativo e valorizzare le competenze, in particolare femminili. Per noi è fondamentale la persona, qui nasce la definizione che sintetizza la nostra identità: “Una società di persone per le persone”. La centralità della persona significa cura, formazione, armonia nei luoghi di lavoro. Ma significa anche capacità di innovare senza smarrire lo “zoccolo duro” dell’impresa. L’innovazione deve essere inseguita non per sé stessa, ma sempre per restare al servizio dell’uomo. È in questa prospettiva che in azienda stiamo sviluppando il tema dell’Intelligenza artificiale, preferendo parlare di uno strumento da governare più che di un’intelligenza autonoma. Inaz ha creato una società dedicata all’IA, concepita come una moderna bottega, dove competenze diverse lavorano insieme e i giovani crescono accanto ai maestri. L’Intelligenza artificiale deve essere utile, sicura e al servizio del singolo operatore. Serve a liberare tempo dal lavoro più grezzo, non a sostituire la persona. La sfida è far nascere nuove professionalità, mantenendo responsabilità, riservatezza ed etica nell’uso delle tecnologie. FRANCESCO MUTTI: “Territorio, qualità e visione di lungo periodo” Ci occupiamo di pomodoro, che detto così non sembra una cosa troppo seria. È un mestiere arcaico. È un’industria che si sviluppa per settanta giorni l’anno ma con una complessità esponenziale. Basta citare un numero: in questi settanta giorni trasformiamo circa 800mila tonnellate di pomodori. Questo crea una ripercussione anche sulla comunità, così come il legame molto forte e molto radicato con quelli che sono i nostri agricoltori. Stiamo parlando di circa 800 famiglie, stiamo parlando di famiglie che lavorano quasi esclusivamente, o almeno hanno come prima fonte di reddito, il pomodoro. Da oltre trent’anni conduciamo una battaglia contro la banalizzazione del prodotto, investendo sulla qualità della materia prima. Paghiamo oltre il 10% in più rispetto alla media del mercato, non per filantropia, ma per selezionare i migliori agricoltori e costruire una qualità riconoscibile. Il radicamento in Italia non è un limite all’internazionalizzazione. Oggi l’azienda realizza circa il 65% del fatturato all’estero, ma mantiene il 100% della produzione in Italia. Non è il legame con il territorio che ci impedisce di uscire, è una scelta legata alla qualità della materia prima. Essere ambasciatori del pomodoro italiano in oltre cento Paesi comporta orgoglio e responsabilità: mantenere standard elevati, innovare anche in un settore apparentemente semplice, sostenere investimenti di lungo periodo. Una grande forza delle aziende familiari è traguardare qualcosa che vada oltre il risultato di fine anno. La centralità della persona significa cura, formazione, armonia nei luoghi di lavoro. Ma significa anche capacità di innovare senza smarrire lo “zoccolo duro” dell’impresa Essere ambasciatori del pomodoro italiano in oltre cento Paesi comporta orgoglio e responsabilità: mantenere standard elevati, innovare anche in un settore apparentemente semplice, sostenere investimenti di lungo periodo
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