47 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Per l’Italia è una sfida ma anche un’opportunità: la posizione geografica può rafforzare il ruolo dei porti come hub strategici, a condizione di investire in infrastrutture, innovazione e governance. Per la nautica e la Blue Economy, la sostenibilità è ormai anche un fattore di mercato. A che punto è l’industria italiana? La sostenibilità è ormai un elemento strutturale del modello di business della Blue Economy, non più solo un vincolo normativo ma una leva di mercato. L’industria italiana sta mostrando una buona capacità di adattamento, con innovazioni su motorizzazioni più efficienti, materiali riciclabili, riduzione delle emissioni ed evoluzione dei porti verso modelli più sostenibili. Tuttavia, l’adozione non è uniforme: le grandi imprese sono più avanti, mentre le Pmi incontrano difficoltà, soprattutto su investimenti e competenze. Per questo servono politiche mirate, strumenti finanziari e formazione, affinché la transizione ecologica diventi un reale fattore competitivo. Nei prossimi cinque-dieci anni quali saranno i driver principali dell’economia del mare? Nei prossimi cinque-dieci anni l’economia del mare sarà guidata da sostenibilità e digitalizzazione, con dati, piattaforme intelligenti e sistemi di monitoraggio sempre più centrali. Crescerà anche l’interconnessione tra mare e spazio, con le tecnologie satellitari decisive per ambiente, sicurezza e infrastrutture critiche. In parallelo, la dimensione subacquea diventerà sempre più strategica: il 15 giugno sarà presentato il primo Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea, un passaggio decisivo per costruire una visione organica e definire politiche industriali e di sicurezza in questo ambito emergente. Sul fronte energetico, invece, il mare avrà un ruolo chiave nella transizione, dall’eolico offshore ai nuovi fuel come idrogeno e ammoniaca. Restano centrali sicurezza marittima e formazione, per accompagnare un settore sempre più integrato e multidimensionale. Se dovesse indicare una priorità per gli imprenditori del mare, quale sarebbe? La priorità è fare sistema, costruendo reti e alleanze tra imprese, istituzioni e ricerca. Nessuna azienda può affrontare da sola un contesto così complesso. Allo stesso tempo, bisogna saper leggere e anticipare i cambiamenti tecnologici: digital twin, quantum sensing e Intelligenza artificiale stanno già cambiando il modo di osservare e gestire il mare. Ma la vera leva resta il capitale umano. Servono nuove competenze, collaborazione con università e centri di ricerca, e una visione strategica capace di trasformare l’innovazione in vantaggio competitivo. L’industria italiana sta mostrando una buona capacità di adattamento, con innovazioni su motorizzazioni più efficienti, materiali riciclabili, riduzione delle emissioni ed evoluzione dei porti verso modelli più sostenibili Foto trabantos © Shutterstock
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