Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

48 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Intervista a Paolo MORETTI Le infrastrutture invisibili DELL’ECONOMIA l nuovo assetto internazionale ha messo in evidenza l’importanza dei fondali marini, che saranno sempre più strategici per il controllo delle comunicazioni e per l’approvvigionamento energetico. Ne abbiamo parlato con Paolo Moretti, amministratore delegato di Rina Services. Ingegnere Moretti, al netto delle questioni politico-militari, quali saranno le principali sfide tecnologiche che i Paesi, e quindi anche il settore privato, dovranno affrontare per proteggere le proprie infrastrutture vitali? Da un paio di secoli a questa parte il mondo subacqueo si è progressivamente popolato di infrastrutture antropiche: reti di cavi sottomarini, oleodotti e gasdotti, installazioni offshore per l’estrazione di idrocarburi e per la produzione di energia rinnovabile, per citare le più diffuse. Si tratta di infrastrutture invisibili ai più, ma essenziali per gran parte delle attività umane e quindi per la nostra economia e la nostra vita. Diventa quindi sempre più importante trovare il modo di presidiare questo ambiente così poco accessibile, innanzitutto per proteggerlo. Uno dei principali trend che si sta affermando per il monitoraggio e la protezione del dominio subacqueo è certamente quello dell’impiego dei mezzi autonomi, senza cavo di collegamento con la superficie, che consentono di effettuare operazioni subacquee anche a elevate profondità. Le principali sfide tecnologiche per lo sviluppo di questo tipo di mezzi unmanned nell’ambiente subacqueo sono diverse e riguardano, in particolare, connettività, navigazione, autonomia energetica e resistenza dei materiali. Con il Centro Sviluppo Materiali portate avanti la ricerca su materiali idonei per l’utilizzo in ambienti estremi, quali sono i fondali marini. Che cosa ci può raccontare in proposito? Al Centro Sviluppo Materiali si studiano in particolare materiali compositi e rivestimenti avanzati, resistenti a pressioni estreme, al biofouling (l’accumulo indesiderato e progressivo di microrganismi, piante, alghe e piccoli animali su superfici sommerse, ndr) e alla corrosione sui fondali marini, e materiali che riducono la segnatura sonar, soprattutto nel caso di applicazioni militari. Vi si studiano anche metamateriali di nuova generazione progettati per mitigare l’inquinamento acustico generato dalle attività umane in ambiente marino, e idruri metallici per lo stoccaggio dell’idrogeno, potenziale nuova fonte energetica per alimentare mezzi autonomi subacquei. Le tecnologie impiegate per la gestione degli asset marini sono spesso dual use, ovvero per uso sia civile sia militare. Quali effetti sta avendo nello sviluppo della ricerca? Il confine tra settore militare e civile in ambito subacPaolo Moretti, Ad Rina Services I

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