Civiltà del Lavoro, n. 2/2026

55 FOCUS Civiltà del Lavoro | aprile • maggio 2026 Il mare non può più essere considerato uno spazio marginale ma un’infrastruttura critica globale periore a quella della centrale nucleare Hinkley Point C ancora in costruzione. Parallelamente, lo sviluppo di data center e l’espansione dell’Intelligenza artificiale aumentano in modo esponenziale la domanda di energia e connettività, rendendo sempre più interdipendenti reti elettriche e infrastrutture digitali. In questo scenario, i fondali marini diventano un sistema integrato in cui energia e dati coesistono e si alimentano reciprocamente. L’eolico offshore, le interconnessioni elettriche e le reti di comunicazione convergono nello stesso spazio fisico, trasformando il mare in un’infrastruttura industriale complessa. Accanto alle reti energetiche e digitali si apre anche il fronte delle risorse minerarie sottomarine. A profondità comprese tra 1.400 e 3.700 metri, i fondali oceanici custodiscono noduli polimetallici e depositi di nichel, rame, cobalto e manganese, elementi essenziali per batterie, elettronica e tecnologie legate alla transizione energetica. Queste risorse rappresentano una potenziale leva strategica ma anche una sfida ambientale rilevante, poiché gli ecosistemi profondi sono fragili e ancora poco conosciuti. Nel complesso, la Blue economy non è più un settore isolato ma un ecosistema integrato che unisce logistica, energia, digitale e ricerca. Le filiere underwater – dalla robotica subacquea ai sistemi di monitoraggio dei fondali, fino alla gestione delle infrastrutture sottomarine – rappresentano uno dei principali ambiti di sviluppo industriale. La crescente dipendenza da cavi, sensori e infrastrutture offshore evidenzia come il mare sia ormai una estensione del sistema produttivo terrestre. Questa trasformazione richiede però un cambio di paradigma nelle politiche industriali e infrastrutturali. Il mare non può più essere considerato uno spazio marginale ma un’infrastruttura critica globale che richiede governance coordinata, investimenti strategici e capacità di integrazione tra energia, digitale e ambiente. La sfida dei prossimi decenni sarà proprio questa: garantire sicurezza, resilienza e sostenibilità in uno spazio che è al tempo stesso fisico, tecnologico ed ecologico. Insomma, il mare non è più soltanto uno spazio da attraversare ma un’infrastruttura viva su cui si regge la stabilità dell’economia mondiale. Paolo d’Amico è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2013. È presidente esecutivo della d’Amico Società di Navigazione, holding di un Gruppo a conduzione familiare, impegnato nel trasporto marittimo internazionale e nei servizi connessi alla navigazione, oggi considerato uno dei leader mondiali nel settore delle navi cisterna e delle porta rinfuse. Il Gruppo conta circa 2.000 dipendenti, tra marittimi e amministrativi, e opera con una flotta di circa 100 navi Foto sharuzzaman © 123RF.com

RkJQdWJsaXNoZXIy NDY5NjA=