Civiltà del Lavoro, n. 3/2026

24 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 to il mondo ci insegna che nei paesi estremamente poveri le persone non migrano: non hanno le risorse economiche e nemmeno quelle culturali per farlo. Quando invece una nazione avvia un processo di sviluppo, allora i suoi giovani si aprono al mondo, vengono a conoscenza di opportunità prima ignote, sono maggiormente formati, e tramite la famiglia possono raccogliere i soldi necessari per lasciare il Paese. Non è stato così per l’Italia dall’inizio del XX secolo e per lunghi decenni? La riduzione delle migrazioni si registra a distanza di un lungo tempo dal momento in cui lo sviluppo si innesta: è una curva a U rovesciata. Per questo è realistico affiancare al “diritto a non emigrare” il “diritto a emigrare con dignità”. Usare il termine diritto è improprio, ma rende l’idea: è importante impegnarsi a creare posti di lavoro in Africa; ma è altrettanto rilevante aiutare i giovani locali a trovare opportunità di lavoro sicure e ben tutelate in Europa e altrove. Sono così tanti i giovani africani che ogni anno si affacciano sul mondo (si parla di 20-30 milioni), che è impossibile realizzare uno sviluppo interno in grado di assicurare un’opportunità occupazionale a tutti. Per questo quando abbiamo avuto l’occasione di parlare con ministri e politici africani, tutti ci hanno manifestato un grande interesse per iniziative di dignified labour migration. Ed è per questo che abbiamo affiancato alla nostra missione originaria un’attività volta a portare in Italia giovani ben formati, a cui insegniamo l’italiano e qualche elemento della cultura del nostro Paese, che vengono assunti dalle nostre imprese, con attenzione alla loro dignità e integrazione nel nostro contesto sociale. Ci illustra un bilancio delle iniziative della vostra fondazione E4Impact? Innanzitutto, due parole sulla nostra Fondazione. Essa ha le sue radici in Università Cattolica. Nel 2005 ci fu chiesto di ospitare studenti africani destinati ad assumere ruoli di leadership nel loro Paese. Il programma ebbe successo, ma troppi studenti, ormai in possesso di un titolo prestigioso, rimanevano in Europa. Di qui la scelta di andare noi in Africa, lavorando con università locali per offrire là un programma di alta qualità. Iniziammo a Nairobi nel 2010 e nel 2015 eravamo già in 5 paesi. A questo punto ebbi la fortuna di poter presentare l’iniziativa a Letizia Moratti, che lanciò l’idea di una Fondazione, in cui coinvolgere anche importanti aziende e associazioni imprenditoriali italiane, per poter dare slancio al progetto. Quali i risultati, a poco più di un decennio dall’avvio? So10 ANNI DI IMPATTO Fonte: E4Impact

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