Civiltà del Lavoro, n. 3/2026

25 Civiltà del Lavoro | giugno • luglio 2026 PRIMO PIANO no riassunti nella tabella, ma ne sottolineo i più importanti: operiamo in oltre 20 paesi; abbiamo due centri con decine di collaboratori in Ghana e in Kenya (nel polo di Nairobi abbiamo avuto l’onore di avere la visita del Presidente Mattarella nel 2023); abbiamo formato oltre duemila imprenditori con il master e altri programmi lunghi di incubazione e accelerazione d’impresa; questi imprenditori sono stati in grado di assumere nell’arco di 2-3 anni una media di 12 collaboratori; abbiamo raggiunto con i nostri servizi più di 60mila piccoli coltivatori. A questo si aggiunge il primo centinaio di lavoratori professionalizzati che abbiamo aiutato a migrare in Italia assicurando lavoro e attenzione alla persona, numero destinato a crescere molto in fretta. Quali sono i progetti più importanti nei quali siete attualmente impegnati? Ad oggi E4Impact opera con un modello che unisce formazione, imprenditorialità e sviluppo economico. I progetti attualmente più rilevanti puntano a creare occupazione giovanile, sostenere la crescita delle Pmi e rafforzare ecosistemi imprenditoriali capaci di generare sviluppo locale sostenibile. Ad esempio, in Ghana il progetto Inspire ha l’obiettivo di creare occupazione giovanile sostenendo la crescita delle Pmi ghanesi e rafforzando le competenze professionali dei giovani, con particolare attenzione a donne e persone con disabilità. Il progetto opera attraverso centri di formazione professionale, incubazione d’impresa e supporto alle Pmi. Nello stesso Paese, Pact for Skills mira a ridurre il mismatch tra competenze offerte dal sistema formativo e fabbisogni delle imprese, promuovendo occupazione giovanile, competenze digitali e imprenditorialità verde. Passando al Kenya, il progetto Casha, finanziato da Mastercard Foundation, ha lo scopo di favorire l’inclusione economica di giovani e donne attraverso l’accesso a competenze imprenditoriali, servizi di incubazione, finanza e opportunità di mercato. Nell’Africa francofona, Fil, in Mali, intende migliorare l’occupabilità dei giovani attraverso percorsi di formazione professionale e imprenditoriale collegati alle esigenze del settore privato. E fortunatamente potrei continuare a lungo. Che suggerimenti darebbe a un’impresa italiana che voglia avviare iniziative o collaborazioni con uno o più paesi africani? In primo luogo, suggerirei di assumere una prospettiva di lungo periodo. L’Africa è l’unico continente davvero giovane, con una popolazione in crescita, con numerosi paesi in cui la crescita economica è sostenuta, con prospettive di una rapida riduzione del gap tecnologico rispetto all’Occidente. Le imprese non possono permettersi di star fuori dall’Africa, anche se non mancano timori, incertezze, instabilità politica, corruzione. Da quest’ultimo rilievo, discende il secondo suggerimento: è fondamentale la scelta dei paesi in cui operare. Tra le 54 nazioni africane, bisogna privilegiare, almeno inizialmente, quelle politicamente più stabili, economicamente più vivaci, tecnologicamente più avanzate. Solo così ci si può fare le ossa senza lasciarci la pelle! Il terzo suggerimento nasce dalla nostra esperienza diretta. Come dicevo, E4Impact ha un parco di oltre duemila imprenditori formati e orientati alla crescita. Un’opzione di grande interesse – che abbiamo già testato in alcuni paesi con successo – è quella di realizzare una partnership tra l’azienda italiana e questi imprenditori già impegnati nello stesso settore. Perché questo rappresenta una scorciatoia vincente? Perché per l’impresa italiana vuol dire agganciare un soggetto motivato, formato e orientato all’innovazione. Di conseguenza, sono ridotti i rischi di ingresso nel Paese, sia che si tratti di trovare materie prime, di sviluppare un nuovo mercato o di aprire un nuovo stabilimento competitivo sotto il profilo dei costi. Il Presidente Mattarella incontra gli imprenditori di E4Impact presso il Centro di Nairobi Foto © E4IMPACT

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